Divorziati e risposati civilmente: mons. Semeraro (Albano), “tenere conto della situazione di vita reale e non fare richieste superiori alle loro forze”

“Si deve sempre partire dal ‘primo annuncio’, che è Gesù Cristo. Nulla deve essere dato per scontato”. “È fondamentale che quanto proposto tenga sempre conto della reale situazione di vita degli interessati al fine di evitare che siano fatte richieste sproporzionate, superiori alle loro forze e perfino a quanto è richiesto dagli altri fedeli”. Nell’Istruzione pastorale “Rallegratevi con me” – sottotitolo, ispirato ai quattro verbi chiave del capitolo VIII dedicato alla fragilità della famiglia: “Accogliere, discernere, accompagnare e integrare nella comunità ecclesiale i fedeli divorziati e risposati civilmente” – mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano, detta precise linee guida e spiega, tra l’altro che compito e dovere del sacerdote è “indicare al fedele l’orizzonte morale della vita cristiana; aiutare la persona a cogliere quanto dipende e quanto non dipende da lei nella situazione che sta vivendo in quel momento” e proporre “i possibili passi da compiere”. Non è più possibile, avverte, dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivono “in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”, ma occorre “sottolineare le necessità di un attento esame di coscienza” e “verificare se c’è un pentimento sincero, non esigendo mai dal penitente più di quanto possa dare”. Occorre inoltre verificare se la nuova unione “è consolidata nel tempo ed è vissuta nella fedeltà, segnata da sincero affetto e da responsabilità nei riguardi dei figli, sostenuta dalla vita di preghiera e abitualmente partecipe della vita della comunità parrocchiale”.

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