Cure palliative: mons. Pegoraro (Pav), “risposta buona, doverosa, eticamente corretta”. Sedazione profonda “non ha nulla a che vedere con eutanasia o suicidio assistito”

“Dando sollievo alla sofferenza e accompagnando i malati terminali ad una morte dignitosa e il più possibile serena, la Chiesa ritiene le cure palliative una risposta buona, doverosa ed eticamente corretta per offrire assistenza alla persona nella sua totalità ed evitare derive, da una parte verso l’eutanasia, dall’altra verso l’accanimento terapeutico, procedure entrambi non ammissibili”. Lo afferma in un’intervista al Sir mons. Renzo Pegoraro, cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita (Pav), stilando un bilancio del Congresso internazionale “Palliative Care: Everywhere & by Everyone. Palliative care in every region. Palliative Care in every religion or belief” appena conclusosi in Vaticano per iniziativa della Pav e che ha riunito 400 specialisti e operatori del settore di 38 Paesi del mondo. Sulla sedazione palliativa profonda, tema controverso e al centro di recenti cronache nazionali, Pegoraro chiarisce: “Il magistero della Chiesa ha al riguardo una linea coerente e consolidata nel tempo. Già Papa Pio XII negli anni Cinquanta aveva sostenuto l’importanza di somministrare analgesici per il trattamento del dolore insopportabile e non altrimenti alleviabile, anche se questi potessero essere indirettamente causa di abbreviazione della vita. Da allora ad oggi il progresso della medicina fa sì che questo possibile effetto collaterale sia molto raro. Resta fermo che questo tipo di sedazione va offerta solo in casi estremi per alleviare i cosiddetti ‘sintomi refrattari’ (dolore altrimenti insopportabile) di un paziente nelle ultime fasi di vita, secondo procedure appropriate e cercando, quando è possibile, di avere il consenso del malato e coinvolgendo anche i familiari affinché sia una decisione condivisa”. “Voglio ribadire – scandisce con fermezza – che la sedazione profonda è una procedura inerente alle cure palliative e non ha nulla a che vedere con l’eutanasia o il suicidio assistito”.

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