Cure palliative: mons. Pegoraro (Pav), “con White Paper lavorare insieme per promuoverne diffusione e organizzazione su scala globale”

Nonostante difficoltà e problemi “legati a tradizioni religiose, situazioni economiche e sociali, contesti culturali diversi”, e malgrado una “profonda disparità tra Paesi ricchi e paesi in via di sviluppo dove scarseggiano preparazioni e trattamenti adatti, formazione del personale, strutture e servizi e dove, talvolta, si riscontra un certo fatalismo”, dal congresso internazionale “è emersa una forte ‘universalità’ e volontà di lavorare insieme per promuovere lo sviluppo delle cure palliative, una loro maggiore diffusione e migliore organizzazione su scala globale, sia a domicilio sia negli hospice”, afferma in un’intervista al Sir mons. Renzo Pegoraro, cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita (Pav), stilando un bilancio del Congresso internazionale “Palliative Care: Everywhere & by Everyone. Palliative care in every region. Palliative Care in every religion or belief” appena conclusosi e che ha riunito in Vaticano 400 specialisti e operatori del settore di 38 Paesi del mondo. In questo orizzonte anche le religioni hanno un ruolo: “Per la loro capacità di ‘entrare’ nei diversi contesti culturali, possono favorire e accompagnare questo processo coinvolgendo le famiglie, e aiutare la nascita di strutture di accoglienza”. A conclusione dell’appuntamento è stato presentato un “White Paper for global palliative care advocacy”. Una “sintesi operativa – spiega il cancelliere – di un testo più ampio e discorsivo elaborato dal Gruppo di esperti del progetto PaL-Life avviato dall’Accademia sullo stato globale delle cure palliative”. Il testo contiene 13 raccomandazioni ad ampio raggio per promuovere le cure palliative nel mondo “rivolte ad altrettante categorie di soggetti che a diverso titolo svolgono ruoli sul campo: policymaker, università, ospedali e centri di cura, medici, aziende farmaceutiche, organizzazioni internazionali, chiese e istituzioni religiose, associazioni professionali e per i diritti umani, gruppi di pazienti e media”.

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