Cristianesimo: padre Joblin (La Civiltà Cattolica), “messo in discussione dal politically correct dell’Occidente che rifiuta ogni trascendenza”

“Nelle società occidentali contemporanee si assiste alla scomparsa della dimensione religiosa dell’esistenza, lasciando così le coscienze senza una bussola per orientarsi”. Lo scrive padre Joseph Joblin, redattore de La Civiltà Cattolica, nel primo numero di marzo, riflettendo su “l’identità cristiana in una società globale”. Di fronte a una caduta di valori, a suo avviso, “le grandi nozioni di bene comune, di solidarietà, di sicurezza, di identità, di felicità e così via, non sono più in grado di regolare le relazioni fra gli uomini, perché il loro valore universale è messo in questione dalla complessità delle situazioni”. È palese, secondo padre Joblin, che “il rifiuto dei valori che la civiltà occidentale ha sempre considerato evidenti sembra prevalere, perché tale civiltà è soltanto l’espressione di un’antropologia fra le altre”. Lo scrittore gesuita pone l’esempio del credente che “trova nella sua fede il coraggio di rendere testimonianza a una realtà diversa; con la sua vita personale, familiare e sociale offre l’esempio della pace che viene dalla vittoria sull’egoismo e sulla violenza, come pure dal rifiuto dell’ingiustizia”. “Il ruolo futuro del cristianesimo è messo in discussione sia dal politically correct dell’Occidente, che, rifiutando ogni trascendenza, sprofonda nel nichilismo – sottolinea -, sia dalle civiltà extra-mediterranee costruite su antropologie diverse da quella greca e da quella giudeocristiana”. Sembra necessario a padre Joblin un cambio di livello della “relazione del cristianesimo con il mondo”. “Mentre in passato l’ambiente socioculturale in cui esso doveva inserire l’esigenza di universalismo era relativamente omogeneo, oggi deve confrontarsi con un ambiente pluralista in seguito al riconoscimento della legittimità di ogni tradizione culturale e multiculturale”.

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