Conferenza delle Chiese europee: Parigi, incontro ecumenico sulla genetica. “Essere umano non è mera esistenza biologica, ha una dimensione spirituale essenziale”

“L’essere umano non è una mera esistenza biologica ma ha anche una dimensione spirituale che non può essere sottovalutata” quando si è nell’ambito della manipolazione genetica. Questa una delle osservazioni emerse nel corso di un incontro ecumenico che si è svolto a Parigi (27-28 febbraio), organizzato dal gruppo per la bioetica della Conferenza delle Chiese europee (Cec/Kek) con voci di diverse confessioni e competenze a confronto sul tema dell’“editing genetico”. Varie le sottolineature che il comunicato conclusivo, emesso oggi, evidenzia: la necessità di applicare in quest’ambito “il principio di precauzione, dal momento che la genetica ha potenzialità per causare danni irreversibili alla natura o all’uomo” (Miltiadis Vantsos, Università di Tessalonica). Le Chiese hanno il compito di “stimolare un confronto urgentemente necessario, trasparente e partecipativo” su questi temi (Peter Dabrock, Friedrich-Alexander Universität), che allarghi la riflessione etica oltre un approccio individualista, delle cosiddette “piccole etiche” (Mark Hunyadi, Università cattolica Lovanio) che costituiscono una difficoltà anche per chi è chiamato a definire “il quadro legale per proteggere da rischi presenti e futuri rispetto ai rapidi cambiamenti di quest’ambito” (Laurence Lwoff, Consiglio d’Europa).
“Come scienziato mancherei al mio dovere se non dicessi ciò che potrebbe diventare possibile con nuovi metodi di ricerca”, ha dichiarato Robin Lovell-Badge (Francis Crick Institute, Regno Unito), ma è chiaro che “la manipolazione genetica non dovrebbe essere estesa ad altro che alla prevenzione o alla cura di patologie”.

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