Cristiani martiri: “non crediamo in una guerra di religione, ma molti innocenti uccisi da invasati”

“La riflessione non è quella di una guerra di religione, noi non parliamo e non crediamo in una guerra di religione. Solo che molte volte l’opinione pubblica di una certa estrazione vuole instaurare una nuova crociata. Questo Papa Francesco non lo vuole e la Chiesa non lo può tollerare, perché nessun dio dice di uccidere”. Lo ha detto don Luigi Ginami, autore di “Dove i cristiani muoiono” (Ed. San Paolo), testo in libreria dal 2 aprile, che racconta storie di persecuzioni nel Medioriente e in Africa. “Anzitutto, ancora oggi i cristiani muoiono. Il libro parla di cristiani che muoiono a Garissa, il 2 aprile 2015, dove 158 ragazzi sono stati uccisi dagli estremisti islamici di Al Shabab perché cristiani; in Iraq, a Mosul, dove ci sono tombe divelte dei cristiani e cadaveri decapitati in un furore contro il cristianesimo incredibile. Nella Striscia di Gaza i cristiani sono la minoranza e vivono in condizioni incredibili”. Il sacerdote, che ha rilasciato la sua testimonianza in un format, andato in onda su Tele Padre Pio, ha raccontato come “la prima grossa persecuzione in Iraq non è nei confronti dei cristiani o degli yazidi ma è soprattutto verso i musulmani che sono sciiti, più liberali. Sono perseguitati da un islam che è più integralista – ha spiegato -. Noi non vogliamo dire che sono solo i cristiani a morire ma che purtroppo molti innocenti, spesso e più dei cristiani, i musulmani, muoiono a causa di qualche persona invasata che in nome di Dio uccide. E questa è la più grande bestemmia”. Il libro sarà presentato nell’aula magna della ex chiesa di Sant’Agostino dell’Università di Bergamo lunedì 14 maggio, alle 17. Interverrà anche Barbara Serra, giornalista di Al Jazeera English, che ha curato la prefazione del testo: “La guerra ha decimato le antiche comunità cristiane in due paesi: l’Iraq e la Siria – si legge -. L’Iraq nel 2003, prima della invasione americana, aveva all’incirca un milione e mezzo di cristiani, che vivevano relativamente liberi da discriminazione. Ora si pensa che i cristiani in Iraq non siano più di 258.000. Quando la Siria fu creata nel 1920, un terzo della popolazione era cristiana. Ora si pensa ci siano meno di 900.000 cristiani per una popolazione di 18 milioni di persone”.

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