Servizio civile: Colmegna (Casa della carità), “obiezione di coscienza culturale per riportare il linguaggio della nonviolenza”

“Abbiamo bisogno di una narrazione diversa e di una obiezione di coscienza culturale, capace di riportare il linguaggio della nonviolenza”. Lo ha affermato oggi don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione milanese Casa della Carità, parlando agli oltre 400 volontari in servizio civile, provenienti da tutta Italia, che stanno partecipando a Sotto il Monte Giovanni XXIII (Bergamo) all’incontro annuale nella ricorrenza del 12 marzo, festa di san Massimiliano di Tebessa, martire a 21 anni nel 295 d.C. per obiezione di coscienza alle armi e “patrono” del servizio civile. L’incontro, sul tema “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”, è promosso dal Tavolo ecclesiale sul servizio civile, che riunisce 18 organismi, organizzazioni ed associazioni cattoliche tra cui Caritas italiana, Acli e Focsiv.  “L’incontro con i migranti è un incontro con persone che hanno volto e nome – ha sottolineato -. Dobbiamo essere capaci di generare nonviolenza attiva, contro il rischio di diventare numeri. Vivere l’accoglienza significa riscoprirsi tutti figli della medesima storia di vita”. Anche la parola “bontà”, ha osservato, “sembra un valore lontano”, invece bisogna “essere responsabili di diritti di fronte a tanti egoismi corporativistici”. “Rilanciamo l’obiezione di coscienza culturale contro le armi e la violenza – ha concluso – che ci dia anche voglia di custodire sentimenti belli. Sono arricchito dal vedere tanti giovani che continuano questa esperienza, che generano un cammino nuovo. Non diventiamo indifferenti”.

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