Rifugiati: Medici senza frontiere, no alla criminalizzazione della solidarietà

“Stiamo assistendo alla nascita del ‘reato di solidarietà’”. La denuncia è contenuta in “Fuori Campo”, il secondo Rapporto curato da Medici senza frontiere che disegna (anche grazie alle foto di Alessandro Penso) una mappa della vulnerabilità e della marginalità cui sono costretti migliaia di rifugiati e richiedenti asilo, che pur essendo regolarmente presenti sul territorio italiano, si trovano al di fuori del sistema di accoglienza, spesso in condizioni durissime. “Oltre alle conseguenze individuali per i volontari e gli attivisti coinvolti, la criminalizzazione della società civile mette in cattiva luce e delegittima l’azione umanitaria”, si legge nel Rapporto che sottolinea come “chi agisce per garantire i diritti e soddisfare i bisogni umanitari essenziali dei migranti è sospettato di farlo per un tornaconto personale o con il fine di sovvertire l’ordine costituito”. “Questo – rileva Medici senza frontiere – contribuisce a dissuadere molti dall’impegnarsi a sostegno delle popolazioni migranti, con il risultato finale di diminuire progressivamente lo spazio di azione della società civile e indebolirne la capacità di risposta ai bisogni umanitari”.
Da parte sua, nel 2016 e nel 2017, Msf ha rafforzato il proprio impegno a supporto dei migranti negli insediamenti informali: ad esempio, a Roma con un’attività di salute primaria e supporto psicologico all’interno di edifici abbandonati dove uomini, donne e bambini vivono in condizioni indegne e nelle città di frontiera, attraverso la collaborazione con gruppi di volontari locali, ha distribuito generi di prima necessità, come coperte, sacchi a pelo, kit igienici.

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