Rifugiati: Medici senza frontiere, 10mila persone escluse da sistema di accoglienza, beni essenziali e cure

In spazi aperti, in baracche e tende, in edifici abbandonati o occupati, nei ghetti delle città o bloccati alle frontiere, senza accesso ai beni essenziali e alle cure mediche. Vivono così almeno 10mila richiedenti asilo o rifugiati, regolarmente presenti sul territorio nazionale ma esclusi da un sistema di accoglienza che risulta ancora totalmente inadeguato. Lo denuncia il rapporto “Fuori campo”, curato da Medici senza frontiere che ha monitorato, tra il 2016 e il 2017, 47 insediamenti informali sparsi tutta Italia (12 sono le Regioni interessate), da Torino a Foggia, passando per Roma e Milano, Ventimiglia, Como, Gorizia e Bolzano. “Non si tratta di un censimento esaustivo, i numeri sono approssimati per difetto, ma è un’immagine aggiornata e realistica del mondo fuori dal sistema di accoglienza”, ha sottolineato Gabriele Eminente, direttore generale di Msf. Secondo i dati del rapporto, alla sua seconda edizione, il 53% degli insediamenti è abitato solo da uomini, il 13% da uomini e donne adulti, il 34% da adulti con minori, spesso al di sotto dei 5 anni. Provengono dall’Africa sub-sahariana e dal Corno d’Africa, ma anche da Siria, Iraq, Pakistan e Afghanistan; sono appena arrivati nel nostro Paese o vi risiedono da anni, titolari di una forma di protezione internazionale o umanitaria. Più della metà dei siti monitorati, il 55%, non ha accesso all’acqua e all’elettricità.
Rispetto al quadro del 2015, si registra una tendenza che nasce da “una gestione sbagliata degli sgomberi fatti senza prevedere adeguate soluzioni alternative”, ha rilevato Eminente sottolineando che in questo modo “la popolazione di parcellizza in luoghi sempre più pericolosi” con una “marginalizzazione preoccupante che va contro ogni sforzo di integrazione”.

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