Migrazioni: Truffelli (Azione Cattolica), “diritto elettorato attivo e passivo”. Don Colmegna (Casa della carità), “abolire reato clandestinità”

“Vogliamo essere una società con lo sguardo rivolto all’indietro e chiusa in difesa dei suoi privilegi o aperta al futuro trasformando i problemi in benefici e risorsa? Siamo convinti che sia necessario concedere il diritto di elettorato attivo e passivo agli immigrati titolari di permesso di soggiorno”. Lo ha detto Matteo Truffelli, presidente nazionale di Azione Cattolica, intervenuto alla presentazione del documento programmatico di 18 tra enti e associazioni cattolici impegnati nelle migrazioni. Nel testo si chiede, tra l’altro, l’effettiva partecipazione degli immigrati alla vita democratica. “Anche loro – chiosa Truffelli – devono sentirsi non separati in casa ma parte in causa per la costruzione del futuro. Un antico e nobile principio democratico ci insegna che non è legittimo tassare chi non ha diritto di cittadinanza. Occorre porre rimedi a questa ingiustizia, i contorni giuridici ci sono”. Più in generale, il presidente di Ac spiega che il documento “è un appello al nostro Paese affinché abbia il coraggio di farsi carico delle questioni e non farsene travolgere. Chiediamo a tutte le forze politiche di parlare alla testa, non alla pancia degli elettori”.
Claudio Gnesotto, presidente di Ascs onlus, e Giovanni D’Andrea, presidente di Salesiani per il sociale, hanno presentato buone pratiche attuate nelle loro realtà. Gnesotto ha parlato di Casa Scalabrini 634, “centro di accoglienza e integrazione realizzata per le persone che uscivano dagli Sprar ma non avevano raggiunto accoglienza piena. In questi anni sono state accolte più di 100 persone di cui 85 hanno trovato un luogo dove abitare, un’occupazione e sono parte attiva della società”. “Come salesiani – ha detto D’Andrea – abbiamo 1.079 giovani in servizio civile, 29 di loro sono richiedenti asilo e rifugiati”. A conclusione la parola è tornata ancora a don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della carità, che sulla richiesta contenuta nel documento di abrogazione del reato di immigrazione clandestina ha chiosato: “Non ne abbiamo parlato perché è scontato che questo reato sia ingiusto, inefficace e controproducente. Va cancellato al più presto”.

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