Siria: p. Lutfi (parroco Aleppo), “in città non ci sono più segni di conflitto immediato, è tornato un senso di serenità e tranquillità”

“A distanza di un anno dalla liberazione e riunificazione della città, ci sono segni di stabilità dal punto di vista militare, non si sentono più razzi e aerei che bombardano. Non ci sono più segni di conflitto immediato, ma un senso di serenità e tranquillità è tornato ad Aleppo est ed ovest”. Lo ha testimoniato questa mattina padre Firas Lutfi, francescano della Custodia di Terra Santa e viceparroco della chiesa di San Francesco ad Aleppo, in Siria, nel corso della presentazione dell’evento promosso da Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) per il 24 febbraio, quando il Colosseo sarà colorato di rosso per accendere i riflettori sulla persecuzione dei cristiani nel mondo. In contemporanea si tingerà di rosso anche la cattedrale maronita di sant’Elia ad Aleppo, in Siria. In collegamento telefonico da Aleppo, padre Lutfi ha parlato del processo di ricostruzione nel Paese. “Oltre a ricostruire le case – ha affermato – siamo impegnati a ricostruire la persona umana, distrutta dagli anni di guerra”. “I più colpiti sono bambini e anziani”, ma attenzione viene posta anche verso le famiglie con la “problematica del lavoro”. “È legata alla stabilità della famiglia. Mancando, diverse famiglie hanno deciso di andare via. Le stiamo supportando e sostenendo perché non partano e rimangano”. Il francescano ha parlato delle minacce nelle zone fuori da Aleppo, “perché la guerra non è ancora finita in tutto il Paese”. Ma “ad Aleppo ci sono segni di speranza, di attesa e aspettative”. “Come Chiesa – ha spiegato – cerchiamo di contribuire a dare un segno di stabilità e tranquillità finanziando piccoli progetti a sostegno delle famiglie. Se la loro casa è a posto, se i figli possono frequentare la scuola, se riusciamo a favorire forme di lavoro come la manodopera, le famiglie non se ne vanno”. Padre Lutfi ha anche detto che “la maggioranza dei siriani vede con sospetto la politica di Trump nel Paese. Il ‘gesto di carità’ americano non è ancora percepibile. A chi va? Se arriva ai jihadisti questi comperano armi. Ma se la carità avviene tramite la Chiesa va direttamente alle opere di solidarietà. Per questo serve un sostegno a organizzazioni neutre, non a quelle che sono parte del conflitto”. Il francescano ha ricordato come “la Chiesa non abbia mai cessato di dare una mano a tutti, ha dimostrato eroismo” anche con un “grande contributo dei cristiani verso i musulmani”. Sono stati attivati fondi per ricostruire le case distrutte e riparare quelle lesionate. E poi l’assistenza psicologica ai bambini che hanno subito il trauma della guerra attraverso progetti che si basano su arte, musica, teatro e sport. “Stiamo passando dall’emergenza” ad una fase in cui “stiamo moltiplicando quello che aiuta a rimanere ad Aleppo o incoraggiare quelli che vogliono farvi ritorno”. Il francescano ha accennato anche ai possibili scenari circa il futuro politico della Siria e ha evidenziato come siano “2-3mila i bambini ‘orfani del conflitto’ nella sola Aleppo”.

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