Malata di Sla e Dat: Centro studi Livatino, “a Nuoro non biotestamento ma eutanasia”

“È difficile mantenere un distacco razionale di fronte alla lancinante esperienza di una patologia grave, che si cronicizza e provoca dolore crescente. Se però viene chiamata in causa la legge sul biotestamento appena approvata, è doveroso chiedersi se tale richiamo sia corretto”, sostiene in una nota il Centro Studi Rosario Livatino, formato da magistrati, docenti universitari e avvocati. “Se la vicenda di Nuoro – si legge – è presentata come la prima applicazione di quella legge, va detto che la volontà della paziente è stata espressa in forma diretta, senza alcuna ‘anticipazione’: quindi non vi è stato alcun ‘testamento’”.
Secondo il Centro studi in questo caso “si tratta invece della disciplina del consenso informato, secondo la quale (comma 5 dell’art. 1 della nuova legge) il paziente può rinunciare a ‘trattamenti sanitari necessari per la propria sopravvivenza’, fra i quali è fatta rientrare la ventilazione artificiale”.
Nel caso di Nuoro “la sedazione inserita in una procedura che prevede la sospensione di sostegni vitali non è funzionale a calmare la sofferenza, bensì a porre fine alla vita di un paziente per il quale non si prospetta una morte imminente”. Per questo, spiegano dal Livatino, “quello di Nuoro è un caso di eutanasia: per omissione quanto alla sospensione della ventilazione artificiale e attiva quanto alla c.d. sedazione profonda”.
Ciò “è grave in sé, ed è grave perché per il medico la legge formalmente non prevede l’obiezione di coscienza”.
“Il caso di Nuoro – conclude la nota del Centro studi Livatino – da un lato indica l’eutanasia come ‘rimedio’ che l’ordinamento prospetta a chi soffre, dall’altro conferma l’assenza di qualsiasi tutela per il medico che non intende seguire pratiche di morte”.

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