Omicidio Macerata: mons. Marconi (vescovo), “dietro morte di Pamela un lungo elenco di colpevoli”. “Fare verità in noi e fuori di noi, nella speranza di evitare altre morti simili”

Dietro la morte di Pamela Mastropietro, “c’è un lungo elenco di colpevoli. Tanta gente, ognuno per la sua parte, deve chiedere perdono”. Lo ha affermato il vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, nell’omelia pronunciata questa mattina per la Giornata della vita consacrata commentando la morte della ragazza 18enne trovata un paio di giorni fa, fatta a pezzi in due valige. “So per lunga esperienza quanto è difficile aiutare chi cade nella rete della droga, ma so soprattutto che far finta di non vedere la gravità del problema è la colpa di cui una intera società deve chiedere perdono, nessuno escluso”, osserva mons. Marconi, rilevando che “Pamela è morta pochi giorni fa, ma ha iniziato a morire il giorno in cui si è lasciata convincere che la droga poteva essere la risposta al suo problema di vivere”. “Ho voluto stare in silenzio per qualche giorno”, ha rivelato il vescovo, aggiungendo che “ho pregato per lei, per i suoi cari, per i volontari della Pars che avevano cercato di aiutarla ed anche per quanti sono colpevoli della sua morte”. “Uso il plurale e non dico solo il nome di Innocent Osegale – prosegue – perché dietro questa morte che nasce in un contesto di droga, c’è un lungo elenco di colpevoli”. “Vorrei solo che la sua morte ci aiutasse a fare verità in noi e fuori di noi, nella speranza di evitare altre morti simili”, l’auspicio di mons. Marconi. “È infatti un’illusione – ha ammonito – che mettendo in galera a vita Innocent Osegale spariranno tutti gli spacciatori, tutti coloro che speculano sulla droga, tutti i violenti senza scrupoli che questo mondo delinquenziale produce”. “Abbiamo abituato i giovani fin dalla nascita a ricevere cose invece che a incontrare persone attente a loro”, la considerazione del vescovo, per il quale “il vuoto di tanti giovani ci inchioda come credenti dal cuore comodo e avaro che vivono la fede come una cosa privata, da non condividere, da non donare”.

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