Padre Massimo Rastrelli: mons. D’Urso (Consulta antiusura), “amava i poveri con stile evangelico”. L’impegno accanto alle vittime di usura

“Stanotte padre Massimo Rastrelli ci ha lasciato per un attacco di cuore. Si trovava a Rovarè di San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, dove aveva avviato un progetto di lavoro ai meritevoli. È morto dicendo: ‘Un saluto a tutti'”. Lo dice al Sir mons. Alberto D’Urso, attuale presidente della Consulta nazionale antiusura. Infatti, padre Rastrelli, gesuita, nato il 13 aprile 1929, ha speso la sua vita al fianco dei poveri e nell’impegno a combattere l’usura: “I ricordi sono tanti – dichiara D’Urso – perché padre Rastrelli, come parroco del Gesù Nuovo a Napoli, nel 1991 ha fondato la prima Fondazione antiusura a Napoli, la San Giuseppe Moscati, poi siamo nati noi a Bari. Poi, abbiamo dato vita alla Consulta nazionale antiusura, con lui presidente e io segretario generale. È dal 1994 che lavoriamo insieme”. “Da due anni, per motivi di salute, aveva lasciato la presidenza della Consulta nazionale antiusura – afferma mons. D’Urso -. I ricordi con padre Rastrelli sono tanti: è stata una bella esperienza personale, di comunione pastorale, di comunione nella solidarietà e nella preghiera. Abbiamo imparato insieme che con il poco di molti si assicura molto a tutti i bisognosi”. Padre Rastrelli “amava i poveri con stile evangelico – prosegue l’attuale presidente della Consulta nazionale antiusura -. A Napoli aveva scelto il nome di San Giuseppe Moscati per la sua Fondazione perché questo medico santo l’aveva profondamente colpito per la sua attenzione ai poveri. E anche padre Rastrelli ha offerto una testimonianza di impegno a favore dei poveri. Pure il suo ultimo progetto, ‘Lavoro ai meritevoli’, dimostra che non si è accontentato solo di aiutare le vittime di usura a uscire fuori da questo dramma, che priva le persone della loro dignità, ma ha voluto dare speranza a chi manca il lavoro perché senza occupazione c’è il rischio di ricadere nelle trappole dell’usura. Ha aiutato oltre 600 famiglie, era una persona che ci credeva”.

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