Onu: in Turchia “crescenti accuse di torture e altri maltrattamenti da parte della polizia”

“La mancata condanna pubblica da parte delle autorità di torture e maltrattamenti e l’incapacità di far rispettare il divieto universale di tali abusi nella pratica quotidiana sembra aver favorito un clima di impunità, compiacimento e acquiescenza che minano gravemente quel divieto e, in ultima analisi, lo stato di diritto”. Il riferimento è alla Turchia e le parole sono di Nils Melzer, relatore speciale Onu sulla tortura che in una nota diffusa dalla sede ginevrina dell’organismo internazionale oggi esprime “serie preoccupazioni per le crescenti accuse di tortura e altri maltrattamenti nella custodia da parte della polizia turca dalla sua visita ufficiale nel Paese nel dicembre 2016”. In particolare si tratterebbe di accuse secondo cui “un gran numero di individui sospettati di legami con il Movimento gülenista o il Partito dei lavoratori armati del Kurdistan sono stati esposti a brutali tecniche negli interrogatori volte ad estorcere confessioni” con “gravi percosse, scosse elettriche, esposizione a acqua ghiacciata, privazione del sonno, minacce, insulti e aggressioni sessuali”.
Il divieto di tortura e maltrattamenti “è assoluto e non derogabile e continua ad applicarsi in tutte le situazioni di instabilità politica o di qualsiasi altra emergenza pubblica”, ha affermato il relatore speciale. Invece, le accuse di tortura sarebbero state respinte dal pubblico ministero in base a un “decreto di emergenza” (articolo 9 del decreto 667) dell’autorità turca che esonererebbe i funzionari pubblici dalla responsabilità penale per atti compiuti nel contesto dello stato di emergenza.

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