India: mons. Vasil’ (Congregazione Chiese orientali), “segnali incoraggianti nell’evangelizzazione”

“Ci sono situazioni veramente incoraggianti riguardo a una missione diretta ad gentes. Siamo andati in alcuni villaggi veramente poveri, dove esistevano poche famiglie cristiane, in quanto la maggioranza era induista o musulmana. Ho potuto vedere il prezioso lavoro delle suore in zone molto disagiate”. Lo dice mons. Cyril Vasil’, segretario della Congregazione per le Chiese orientali, in un’intervista rilasciata a L’Osservatore Romano, dopo un suo un viaggio in India. “Ho notato che l’opera missionaria si muove su tre vettori – spiega il presule -. Anzitutto, il volto di una Chiesa caritatevole con moltissime istituzioni a carattere sociale. Poi l’educazione: le scuole gestite dai missionari svolgono un ruolo importante e sono anche occasione per entrare in contatto con la popolazione locale. Il terzo vettore è l’annuncio diretto attraverso i programmi di evangelizzazione, ma soprattutto attraverso la testimonianza di questi cristiani che vivono con molta serietà e impegno la loro fede”. La visita di mons. Vasil’ si è svolta anche in seguito all’erezione di due eparchie siro-malabaresi (Hosur e Shamshabad). Un provvedimento che Vasil’ definisce “storico”, perché “la Chiesa siro-malabarese può così a pieno titolo curare pastoralmente i propri fedeli dovunque si trovino negli Stati dell’India”. “Allo stesso tempo – aggiunge -, le permette di impegnarsi nella missione ad gentes su tutto il territorio, mentre fino a ora ciò avveniva solo nelle parrocchie o eparchie missionarie senza un nesso logico od organico”. In questo modo “si sono compiute le indicazioni del Vaticano II”, che ha affermato che “tutte le Chiese sui iuris hanno pari dignità per quanto riguarda la possibilità dell’opera missionaria. Adesso le Chiese sui iuris operanti in India sono tutte allo stesso livello”.

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