Gerusalemme: Santo Sepolcro chiuso. Padre Patton (custode), “vogliamo tutelare la piccola presenza cristiana”

“Se abbiamo assunto questa posizione non è per non pagare le tasse ma per tutelare la piccola presenza cristiana”. Lo dice padre Francesco Patton, custode di Terra Santa, in un’intervista rilasciata al Sir, nel terzo giorno di chiusura del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, in segno di protesta contro la decisione del Comune di Gerusalemme che reclama dalle Chiese il versamento delle tasse comunali sugli immobili non adibiti al culto. Misura che il governo di Benjamin Netanyahu ha annunciato di voler sospendere. Secondo padre Patton, si è trattato di un “tentativo di indebolire la presenza cristiana a Gerusalemme”. “Tutte le altre Chiese sono solidali con noi. Ci dispiace immensamente per i pellegrini poiché ci rendiamo conto sono proprio loro i più penalizzati”, aggiunge. Il custode è deciso nella sua posizione e ribadisce che “a Gerusalemme le Chiese non fanno affari per profitto, ma hanno tutte opere sociali che evidentemente alleggeriscono il peso che grava sulla municipalità”. “Se ci sono delle entrate non è per realizzare un profitto ma per finanziare queste opere. Non si tratta di privilegi”. Per il custode “non è una questione politica”. “Non si tratta di mancanza di rispetto nei confronti dello Stato di Israele con il quale abbiamo buone relazioni ma di problemi specifici – conclude -. È importante mantenere una posizione ferma e unita soprattutto quando ci sarà da dialogare, se ci verrà dato il modo”.

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