Corridoi umanitari: in volo con i 113 profughi dai campi in Etiopia. Atterrati a Roma alle 4.30

È stato tutto nuovo nel viaggio più lungo e importante che cambierà per sempre le loro vite. Hanno lasciato l’Africa e la sofferenza alle spalle viaggiando in maniera legale e sicura, con 18 diocesi italiane pronte ad accoglierli per un anno e a integrarli nelle comunità locali grazie al progetto Caritas “Protetto. Rifugiato a casa mia”. Sono arrivati stamattina alle 4:30 all’aeroporto di Roma Fiumicino i 113 profughi dei corridoi umanitari promossi dalla Chiesa italiana, nell’ambito di un protocollo siglato con lo Stato italiano. Hanno trovato una Roma insolita e fredda dopo la neve, che hanno visto per la prima volta. Sono eritrei, somali e sud sudanesi selezionati tra i più vulnerabili (la metà sono bambini) che provengono dai campi in Etiopia. Ieri sera sono entrati per la prima volta nella loro vita in un aeroporto, ad Addis Abeba, emozionati e smarriti, avvolti in giacche calde sopra gli abiti tradizionali e i veli più belli indossati dalle donne. Alcune portano ancora il neonato sulle spalle, alla maniera africana. Hanno fatto il loro primo controllo bagagli e documenti con l’aiuto degli operatori di Caritas italiana e Comunità di Sant’Egidio, con la concitazione di salire per la prima volta, in così tanti, su un aereo di linea, tra gli altri passeggeri stupiti dal caos che si creava nell’assegnazione dei posti, soprattutto per le famiglie numerose con tanti bambini. I più piccoli durante il decollo hanno pianto in coro per pochi minuti, i più grandi sono stati contenti di poter giocare con il video sullo schienale delle poltrone. Con gli occhi spalancati hanno guardato fuori dal finestrino, poi dopo i pasti in miniatura tutti da scoprire sono caduti in un sonno profondo, mamme e bambini, giovani e adulti. Ora sono all’interno dell’aeroporto per le pratiche di ingresso accolti da altri operatori Caritas e Comunità di Sant’Egidio, in attesa della conferenza stampa alle 11.30. Interverrà, tra gli altri, mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei.

 

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