Soft skill: Cinque (Lumsa), “la formazione deve iniziare nella primissima infanzia”

Ripensare il modo di fare scuola perché dal mondo del lavoro arriva un’istanza che ridimensiona l’importanza delle competenze tecniche a favore di un insieme più ampio di abilità, spostando l’attenzione dal semplice “sapere” o “saper fare” alla complessità dell’agire. A parlarne oggi al seminario di studio “Competenze personali. La sfida educativa delle soft skill”, promosso a Roma dal Centro studi per la scuola cattolica dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e ‘luniversità della Cei, è Maria Cinque, docente di didattica e pedagogia speciale all’Università Lumsa di Roma. Nei paesi in cui “il tasso di disoccupazione è più alto (Italia, Spagna e Grecia) – spiega – il divario tra competenze richieste dalle aziende e competenze dei giovani neolaureati è più ampio”. Per questo molte raccomandazioni Ue hanno sottolineato come queste soft skill – tratti personali, obiettivi, motivazioni, preferenze – siano “fondamentali” nel mercato del lavoro e hanno suggerito alle università di “puntare alla formazione ‘integrale’ della persona”. Tuttavia, avverte l’esperta, “formare alle soft skill all’università potrebbe essere troppo tardi. Occorre iniziare prima: nel primo ciclo di istruzione e, addirittura, nella primissima infanzia” tenendo conto che esse, come sostiene l’Ocse, contribuiscono al benessere individuale ma anche al progresso sociale.
Sulla stessa linea si erano mosse del resto nel 2012 le “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione”. “Le competenze – aggiunge Cinque – generano competenze”. Secondo autorevoli studiosi, “sono proprio le competenze non cognitive che rafforzano, potenziano quelle cognitive e l’intelligenza”. Per questo, conclude la pedagogista, è necessario ripensare il modo di “fare scuola”, integrando “la didattica dei contenuti e dei saperi – riferiti ai nuclei fondanti delle discipline – con modalità̀ interattive e costruttive di apprendimento. Fondando il proprio insegnamento su esperienze significative che mettono in gioco contenuti e procedure che consentano di ‘imparare facendo’, i docenti rendono l’alunno protagonista del processo di acquisizione delle competenze”.

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