Afghanistan: p. Scalese (missionario), “Paese distrutto, non solo materialmente, dalla guerra”

“L’Afghanistan è stato completamente distrutto, non solo materialmente, da questa interminabile guerra. La gente è stanca e ha paura. Da alcuni segnali sembrerebbe di capire che entrambe le parti in causa, il governo e gli insorgenti, si rendano conto di non avere la forza per imporsi e, quindi, sentano il bisogno di giungere a un accordo. Per questo bisogna pregare molto perché la situazione si evolva in modo positivo”. Lo dice in un’intervista al Sir padre Giovanni Scalese, religioso barnabita al quale Papa Francesco, nel 2015, ha affidato la Missione sui iuris in Afghanistan, Paese in cui si combatte una guerra contro i Talebani, al-Qaeda e jihadisti di ogni genere. In questo scenario, il religioso considera “quanto mai opportuna” la Giornata di preghiera e digiuno per la pace. “La preghiera e il digiuno sono le uniche armi che abbiamo a disposizione e sono armi molto più potenti di quelle che finora hanno seminato distruzione e morte, senza risolvere alcun problema”. Raccontando come vive la comunità cattolica in Afghanistan, padre Scalese dice che “è costituita da una piccola parte della comunità internazionale: non tutti i membri di quest’ultima sono cattolici e, tra i cattolici, non tutti sono praticanti. È una comunità piuttosto instabile: in genere, la permanenza degli stranieri in questo Paese ha breve durata”. Il religioso racconta che “molti di loro lavorano per le organizzazioni internazionali. La loro partecipazione alla Messa è condizionata da tanti fattori, quali la loro presenza a Kabul, gli impegni professionali, la sicurezza”. La Missione ha sede all’interno dell’Ambasciata italiana: “La vita pastorale si riduce alla Messa quotidiana. Altre iniziative è impossibile prenderle”.

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