Afghanistan: p. Scalese (missionario), “nessuna forma di dialogo interreligioso nel Paese, la situazione non lo permette”

“Non esiste, al momento, alcuna forma di dialogo interreligioso; la situazione generale non lo permette”. Lo dice in un’intervista al Sir padre Giovanni Scalese, religioso barnabita al quale Papa Francesco, nel 2015, ha affidato la Missione sui iuris in Afghanistan, Paese in cui si combatte una guerra contro i Talebani, al-Qaeda e jihadisti di ogni genere. “Il motivo dell’esistenza della Missione è il servizio pastorale ai cattolici presenti in Afghanistan – spiega -. Qualsiasi forma di proselitismo è esclusa dagli accordi con cui lo Stato afghano ha autorizzato la costruzione di una chiesa cattolica all’interno dell’Ambasciata d’Italia”. In ogni caso, “la presenza di una piccola comunità cristiana in un Paese totalmente musulmano costituisce un piccolo segno, forse trascurato dai più, ma pur sempre dotato di una certa visibilità”. Parlando della situazione del Paese, padre Scalese spiega che “al di là delle lotte interne tra le varie fazioni, l’Afghanistan è al centro di giochi politici internazionali fra le grandi potenze globali (Stati Uniti, Cina, Russia) e regionali (Pakistan, India, Iran). Sarà ben difficile che riesca a sottrarsi a tali giochi e a risolvere autonomamente i propri problemi interni”. Quindi, “constatata la complessità della situazione e la sterilità degli sforzi finora intrapresi, sono giunto alla conclusione che l’unica soluzione possa venire dall’alto – aggiunge -. Per questo motivo, il 13 ottobre scorso, centenario dell’ultima apparizione di Fatima, ho consacrato, oltre la Missione, anche l’Afghanistan al Cuore immacolato di Maria, convinto che solo da lei potrà venire un po’ di pace”.

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