Affido familiare: Garante infanzia e adolescenza, “una realtà tra luci e ombre, tra buone prassi e progetti meno definiti”

Attraverso il metodo dell’intervista, per il volume “La continuità degli affetti nell’affido familiare”, presentato oggi a Roma, sono state acquisite le testimonianze da parte di una serie di famiglie che si sono trovate ad accogliere bambini in affido in concomitanza con l’approvazione della legge. Complessivamente, “le testimonianze raccolte hanno consentito di tracciare una fotografia che abbraccia diverse regioni”. Quella che ne emerge è “una realtà con luci e ombre: interventi rigorosi e buone prassi accanto a progetti meno definiti”. Rispetto alla coerenza e alla chiarezza con cui vengono formulati e realizzati i progetti di intervento in favore dei minorenni e delle loro famiglie, “le prassi in atto nei diversi contesti per rispondere al bisogno di accoglienza dei minorenni allontanati dalla famiglia e che si trovano in una situazione ancora non pienamente definita sono piuttosto diverse”. In alcuni casi, in particolare, “si è rilevata una progettualità carente, come nel caso del progetto di affido avviato senza che ne fossero definiti tempi ed esiti attesi”.
Una parte rilevante del progetto di intervento attiene all’abbinamento tra famiglia affidataria e minorenne. In proposito, le testimonianze raccolte raccontano di “casi in cui dopo aver avviato un certo tipo di percorso si è poi proceduto in una maniera differente”. Ne sono esempi il caso della famiglia coinvolta in un’accoglienza “ponte” a cui è stata successivamente chiesta la disponibilità a diventare adottiva e quello della famiglia il cui affido, iniziato come temporaneo è diventato, dopo pochi mesi, sine die.
Riguardo al tempo necessario per arrivare a una decisione definitiva sul futuro del minorenne, “in molti casi i tempi di decisione risultano intollerabilmente lunghi e non rispettosi dei bisogni dei bambini”. Anche rispetto al sostegno assicurato alla famiglia affidataria e al minorenne durante l’accoglienza, dalle testimonianze raccolte “emerge che se in alcuni casi la presenza dei servizi socio-sanitari è stata attenta, puntuale ed efficace, in altri casi meno”. Nel documento si mette in evidenza come “purtroppo non esistono criteri condivisi sui tempi ed i modi opportuni per favorire il passaggio da una famiglia all’altra ed è ancora diffusa l’idea che un passaggio rapido a cui segue una netta limitazione o interruzione dei rapporti sia la procedura migliore per favorire l’inserimento del minorenne nel nuovo contesto”. Viene sottolineata inoltre “la scarsa attenzione a informare, preparare e sostenere i bambini a comprendere la situazione di transizione in cui si trovano”. In diversi casi né il Tribunale né i servizi si sono preoccupati di dare indicazioni sulle modalità più appropriate per gestire la relazione tra la famiglia affidataria e i nuovi referenti del minorenne.

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