Università: Svimez, crescono gli immatricolati (+2,4%). Spesa pubblica destinata all’istruzione terziaria è lo 0,8% del Pil

Anche se il 2016 registra una positiva inversione di tendenza degli immatricolati (+2,4% rispetto al 2015), l’incremento non fa tornare ai livelli 2006 con una perdita di 38.635 studenti (-12,5%). Sono alcuni dei dati, avuti in anteprima dal Sir, che saranno pubblicati sul prossimo numero della Rivista Economica del Mezzogiorno della Svimez. Secondo l’approfondimento tematico, a registrare il calo maggiore sono state le regioni del Mezzogiorno che hanno perso in 10 anni il 22,4% dei propri immatricolati residenti. Le regioni del Nord invece hanno registrato il calo più lieve di immatricolati (-3%): circa 3.650 studenti. Considerando le lauree specialistiche, sono stati quasi 90mila nel 2016 i laureati italiani che hanno deciso di proseguire gli studi iscrivendosi ad un corso di laurea di secondo livello. Circa 70mila provenienti in egual misura da Nord e Mezzogiorno, 20mila dal Centro. Contrariamente a ciò che accade per le triennali, a livello nazionale si assiste ad un lieve aumento degli iscritti nel periodo 2006-2016 (+1,5%), ma una diminuzione considerevole del 15% rispetto all’anno precedente. Gli ultimi dati disponibili (Ocse, 2017) mostrano che la spesa pubblica in Italia destinata all’istruzione terziaria è pari allo 0,8% del Pil a fronte di una media Ue22 dell’1,8%. La spesa media per studente in formazione terziaria è di 7.114 dollari, al di sotto della media Ue22 (10.781) e Oecd (11.056). L’anno 2017 è iniziato con la notizia della distribuzione della parte premiale del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) per le università italiane. Per la Svimez, il dato più significativo è che ben l’82% delle università meridionali è riuscito a migliorare la performance sulla parte premiale (il 18% l’ha peggiorata); le università del Centro-Nord hanno invece riportato una quota similare tra quelle che hanno incrementato la loro parte premiale (il 54% di esse) e quelle che l’hanno diminuita (il 46%). “Questo dato, seppur nelle diversità strutturali che permangono, è – secondo la Svimez – un dato positivo e una buona notizia per il Mezzogiorno. Dunque, seppur in presenza di una generale e strutturale carenza di risorse per tutto il sistema universitario italiano, vanno registrati alcuni segnali positivi per gli atenei meridionali”.

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