Sanità Lazio: Bellomo (Aris), “allucinante che la Regione chieda rimborsi di milioni di euro contestando appropriatezza di prestazioni riabilitative a partire dal 2009”

“Allucinante”. Michele Bellomo, presidente di Aris Lazio, l’Associazione che riunisce le istituzioni socio-sanitarie gestite da enti e congregazioni religiose, non trova altre parole per rappresentare quanto sta accadendo oggi nel Lazio dove la Regione sta chiedendo rimborsi di milioni di euro di sanzioni, contestando l’appropriatezza di prestazioni riabilitative a partire dal 2009 ad oggi. “Allucinante – continua Bellomo – soprattutto se si pensa che il problema sta coinvolgendo anche case di cura ed ospedali classificati”. E tutto a causa di un “altrettanto ‘allucinante’ decreto regionale, il 40 del 2012, varato dalla precedente Giunta commissariale, in barba alla vigente legislazione nazionale in materia (chissà perché rimasta inapplicata solo nella Regione Lazio in quegli anni), che sembrò fatto apposta per mettere in difficoltà strutture e operatori, naturalmente a discapito dei malati. Tra l’altro quel decreto prevedeva sanzioni abnormi dinanzi alle quali quelle contestate, e poi abolite, ad Equitalia sono veramente quisquiglie. Si parla di due/tre milioni di euro per infrazioni di poche decine di migliaia a di euro”. Al punto che questo decreto “deve essere sembrato allucinante – continua Bellomo – anche alla nuova Giunta Zingaretti se è vero come è vero che, dopo anni di nostre proteste, finalmente nel 2016 lo ha azzerato con una nuova normativa più rispondente alle direttive nazionali, alle esigenze della riabilitazione e dei riabilitatori”. Assurdo dunque che “oggi la Regione riproponga una questione che aveva ritenuto ingiusta e ingiustificata”, prosegue Bellomo, rischiando il crollo completo del sistema riabilitativo regionale, con il rischio di migliaia di lavorati licenziati “per la chiusura di tante, se non tutte, le strutture così strangolate”. Bellomo apre poi alla speranza: “Siamo stati convocati in questi giorni dalla regione per aprire un tavolo di confronto e auspichiamo che si possa venire ragionevolmente a capo della questione”.

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