Libano: mons. Aoun (Jbeil), “Paese generoso ma in fragile equilibrio”

Delegazione Caritas in Libano

(da Beirut) “Il Libano è un Paese in fragile equilibrio e la cui tenuta sociale è a rischio. Con grande generosità abbiamo accolto oltre un milione di siriani in fuga dalla guerra. Possiamo dire che oggi il 30% dei poco più dei sei milioni di persone che compongono la popolazione libanese, è composto da rifugiati. Il nostro problema oggi si chiama lavoro”. Così mons. Michel Aoun, vescovo di Jbeil-Byblos dei Maroniti, descrive “la situazione nel Paese dei Cedri” dove, dice, “domina la paura per il futuro”. Gli ultimi dati diffusi dall’agenzia Onu per i rifugiati, Unhcr, parlano di 995.512 profughi siriani, cui vanno aggiunti un altro milione di profughi iracheni e palestinesi. Ma sono decine di migliaia quelli non registrati. Parlando a un gruppo di delegati delle Caritas di alcune diocesi italiane, in visita di solidarietà in Libano (19-24 febbraio), il vescovo maronita ha spiegato che “l’arrivo in massa dei siriani ha provocato un aumento della disoccupazione tra i libanesi. I siriani, infatti, sono una manodopera a buon prezzo per il mercato del lavoro interno, percepiscono salari più bassi rispetto alla media, in condizioni di illegalità”. A questo deve aggiungersi l’aumento dei prezzi (case, cibo, acqua, combustibili) provocato dall’aumento della domanda e dalla scarsità dell’offerta. I riflessi non sono solo economici, sociali e sanitari, ma anche “politici”. “L’arrivo dei siriani – ha riferito mons. Aoun, che è anche delegato patriarcale per Caritas Libano all’interno del Sinodo maronita – sta alterando gli equilibri confessionali del Paese, facendo aumentare in maniera rilevante la percentuale della popolazione musulmana sunnita”. In un sistema politico basato sul confessionalismo come quello libanese questo fenomeno provoca non pochi problemi. “Come Caritas Libano, e con il sostegno di altri organismi come Caritas Italiana, cerchiamo sin dal 2011 di garantire assistenza di base, supporto psicologico e legale. Ora abbiamo implementato anche progetti a sostegno della popolazione libanese in difficoltà”. Tuttavia per mons. Aoun è urgente che “le Nazioni Unite creino nelle zone della Siria già pacificate delle aree protette per accogliere il rientro graduale dei siriani dal Libano, primo step del loro ritorno nelle case e città di origine”. Per quanto riguarda la popolazione cristiana locale il vescovo maronita ha affermato che “come il resto dei libanesi, sente paura per il futuro. Le famiglie che possono permetterselo mandano i figli a studiare all’estero così che possano poi restarvi per lavorare e insediarsi, cosa che qui è diventata difficile”. La progressiva diminuzione della presenza cristiana all’interno della società libanese sarebbe, a detta del vescovo, “una perdita per tutto il Paese. I cristiani sono sempre stati un elemento di equilibrio e di stabilità in Libano. Ma noi non molleremo – ha dichiarato mons. Aoun – abbiamo vissuto dominazioni e occupazioni. Resteremo anche stavolta. Ai cristiani chiediamo una fede matura e forte. In questo ci aiuta la profonda comunione che ci lega alle altre Chiese presenti. I cristiani – ha concluso – sono attaccati alla loro terra e alla loro fede. Sarà così anche adesso”.

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