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Immigrati: vescovi Usa, il 26 febbraio una giornata nazionale di mobilitazione a sostegno dei Dreamers

(Foto: AFP/SIR)

(da New York) I vescovi statunitensi hanno annunciato per il prossimo 26 febbraio una giornata nazionale di mobilitazione a sostegno dei Dreamers, i giovani immigrati che arrivati da piccoli e senza documenti legali a seguito dei genitori, rischiano la deportazione, se entro il 5 marzo il Congresso non approverà la legge di riforma dell’immigrazione. La scorsa settimana, il Senato non era riuscito a raggiungere i 60 voti necessari per proseguire il dibattito sulla nuova legislazione a sostegno dei Dreamers e il cardinale Daniel DiNardo presidente della Conferenza episcopale Usa, assieme all’arcivescovo José H. Gomez, vicepresidente dei vescovi, e a monsignor Joe S. Vásquez, vescovo di Austin e presidente del Comitato per le migrazioni, hanno espresso tutta la loro delusione per l’incapacità dei senatori “di riunirsi e trovare una soluzione bipartisan a garanzia dei dreamers”. I vescovi, ancora una volta, in vista della scadenza imminente chiedono “che i membri del Congresso dimostrino la leadership necessaria nel trovare un soluzione umana per questi giovani, che ogni giorno affrontano un’angoscia e un’incertezza crescenti”. Il National Call-In Day (la giornata nazionale di mobilitazione) prevede che i cattolici della nazione convochino i loro rappresentanti al Congresso per sollecitare un percorso di cittadinanza per questi giovani, unito alla garanzia che a farne le spese non siano le protezioni, già esistenti, verso le famiglie e i minori non accompagnati. L’amministrazione Trump aveva annunciato già in settembre, la fine del programma di protezione di questi ragazzi, autorizzati a rimanere nel Paese grazie al progetto Daca. La proposta di riforma del presidente prevede un percorso verso la cittadinanza per tutti loro, ma al contempo chiede finanziamenti per la costruzione del muro con il Messico, la messa al bando della lotteria per la Green card (il permesso di soggiorno e lavoro negli Usa) e la limitazione del ricongiungimento familiare oggi esteso a nonni e zii. In aggiunta anche i minori non accompagnati che non rientrano nel programma sono a rischio espulsione. “Ora è il momento di agire”, continuano i vescovi e sottolineano che “la nostra fede ci costringe a stare con i più vulnerabili, e tra questi i nostri fratelli e sorelle immigrati. Lo abbiamo fatto continuamente, ma ora dobbiamo mostrare il nostro sostegno e la nostra solidarietà in un modo speciale”, consapevoli che la battaglia non è finita. Si stima che siano circa 800.000 i Dreamers che rischiano di essere colpiti dalla mancata riforma, ma il Center for Migration Studies di New York stima che siano oltre 2,2 milioni i giovani coinvolti dal processo. Alcuni giudici hanno temporaneamente bloccato il governo Trump dal porre fine al programma di protezione, ma questi pronunciamenti valgono solo per chi entro quella data dovrà rinnovare il suo permesso di permanenza.

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