Terremoto Centro Italia: a Roma la mostra “Rinascite. Opere d’arte salvate dal sisma di Amatrice e di Accumoli”

È visitabile fino al prossimo 11 febbraio a Roma, presso il Museo nazionale romano alle Terme di Diocleziano, la mostra “Rinascite. Opere d’arte salvate dal sisma di Amatrice e di Accumoli”. Lo riferisce il settimanale della diocesi di Rieti “Frontiera”. Nell’esposizione sono allineate ben 34 opere provenienti da chiese e strutture religiose cittadine e rurali andate distrutte, che mostrano ancora le ferite del terremoto. Le opere esposte vanno dal Medioevo all’Età Moderna (antiche tavole e dipinti su tela, manufatti di arredo liturgico e sculture) e nella loro storia secolare hanno superato altri terremoti (quello più documentato è del 1703), invasioni, guerre; “ora sono superstiti silenziosi, testimoni muti e fragili, sono le rarità di un mondo che non c’è più, di borghi e paesi che non ci sono più” come Amatrice e Accumoli, e dei quali si attende la ricostruzione. “Sono le opere d’arte, il patrimonio culturale – si legge sul settimanale – la spinta per ricostruire il volto di quella storia nel rispetto di ciò che è stato senza falsificazioni. Ancor più unici questi ‘pezzi’ oggi decontestualizzati, sciupati e bisognosi di restauro e di una ‘casa’, di un museo pubblico dove possano ritornare a vivere”. Contribuire alla loro conservazione è possibile visitando la mostra, oppure effettuando una donazione liberale attraverso l’Art Bonus (agevolazione fiscale fino al 65%, www.artbonus.gov.it). Tante opere sono ricoverate e protette nel deposito di Cittaducale, allestito dall’Unità di crisi di Coordinamento regionale per il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. La mostra è stata curata da Alessandra Acconci e Daniela Porro, direttrice del museo. A chiusura del percorso espositivo, un video su immagini e numeri del terremoto. Il catalogo delle opere contiene anche testi degli specialisti (Rosselli, Occhetti, Acconci e Boeri), una breve nota dello scrittore Paolo Rumiz sulla resistenza dell’Appennino e sul rischio del collasso dell’Italia minore.

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