Sessantotto: Gianni Bonini (testimone), “straordinario l’influsso del Concilio, ma il marxismo ha finito per sovrapporsi”

“Un grande movimento di liberazione nei rapporti interpersonali e sociali, di promozione sociale ed economica nella scuola e in fabbrica” che “ha però seminato il germe della distruzione”. Nato “dall’impegno sociale e dall’apertura del Concilio”, affiancato dal marxismo e successivamente “fagocitato” dal Pci. In un’intervista al Sir, Gianni Bonini, traccia la parabola del Sessantotto che ha vissuto a Firenze in prima persona durante gli anni universitari, militando a fianco dei doposcuola popolari. Tra i fondatori, nel 1970, del Centro del Manifesto di Firenze, oggi è vicepresidente del Centre International de Hautes Ètudes Agronomiques Méditerranéennes. Il Sessantotto – esordisce – “nasce sull’onda di una crescita economica e sociale straordinaria del nostro Paese, senza eguali nel mondo di allora, e nell’Italia della televisione e dell’alfabetizzazione del maestro Manzi”. “Straordinario” l’influsso del Concilio “perché mise la Chiesa di fronte alle domande ‘universali’. Eravamo tutti pieni di ideali e di voglia di impegno sociale – racconta -. Giovanni XXIII aprì la Chiesa alle grandi masse che si sentirono sollecitate ad impegnarsi, soprattutto i giovani”. “Per noi ragazzi – ricorda Bonini, che fino al 1975 lavora a stretto contatto con una comunità della Casella vicina all’Isolotto – era importante l’impegno nei quartieri per “servire il popolo”; una spinta che trovava la sua matrice nel Concilio. Nel 1968 io ravviso una forte componente cattolica derivata dal Concilio e affiancata in un momento successivo dal marxismo che ha finito per sovrapporvisi gradualmente e diventare egemone”.

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