Sessantotto: Gianni Bonini (testimone), “per l’incapacità di socialisti e democristiani è diventato fortuna elettorale Pci”

“Per l’incapacità di socialisti e democristiani di governarlo e canalizzarlo verso una cultura riformista e liberale”, il movimento del Sessantotto “alla fine è diventato la fortuna elettorale del Pci che se ne è ‘appropriato”. Gianni Bonini, che lo ha vissuto in prima persona, spiega in un’intervista al Sir che cosa non ha funzionato nel movimento ha fatto saltare in aria tutti i paradigmi consolidati ma, secondo alcuni, in parte è scoppiato tra le mani di chi lo maneggiava. Delineando lo scenario politico di quegli anni, spiega: “Il centrosinistra innescò una riforma che non seppe governare politicamente. La scuola media unificata, obbligatoria e gratuita; la sanità; lo statuto dei lavoratori; la nazionalizzazione dell’energia elettrica: tutte grandi conquiste sociali che democristiani e socialisti non riuscirono però a governare e incanalare all’interno di una cultura riformista e liberale. La verità è che queste conquiste, in particolare lo statuto dei lavoratori, sono diventate oggettivamente trampolino per una dilatazione delle lotte che per alcuni aspetti, ancorché minoritari, sono sfociate anche nella way out del terrorismo”. Ma “per inquadrare correttamente il 1968 nostrano – avverte – occorre uscire dai confini nazionali” perché “si tratta di un movimento di liberazione/distruzione che si sviluppa all’interno di uno scenario geopolitico internazionale troppe volte non considerato” ma che “interagiva con il movimento stesso. La destabilizzazione italiana poteva fare comodo a molti”.

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