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Papa Francesco: a leader religiosi, “contrastare la via della violenza”. “Chiamare Dio come garante dei propri peccati e crimini è bestemmia”

foto SIR/Marco Calvarese

“Contrastare la via della violenza”. A questo “imperativo sono chiamate, anzitutto e oggi in particolare, le religioni”. Lo ha detto il Papa, che ricevendo in udienza nella Sala Clementina i partecipanti alla Conferenza “Tackling violence committed in the name of religion” ha definito “imprescindibile escludere qualsiasi assolutizzazione che giustifichi forme di violenza”. La violenza, infatti, “è la negazione di ogni autentica religiosità”, ha spiegato Francesco: “Siamo tenuti a denunciare le violazioni contro la dignità umana e contro i diritti umani, a portare alla luce i tentativi di giustificare ogni forma di odio in nome della religione e a condannarli come falsificazione idolatrica di Dio”, ha ribadito citando il discorso pronunciato nell’aprile scorso ad Al-Azhar. “La violenza propagandata e attuata in nome della religione non può che attirare discredito verso la religione stessa”, il monito del Papa: “Come tale, dovrebbe essere condannata da tutti e, con speciale convinzione, dall’uomo autenticamente religioso, il quale sa che Dio è soltanto bontà, amore, compassione, e che in Lui non può esserci spazio per l’odio, il rancore e la vendetta”. “La persona religiosa sa che una delle più grandi bestemmie è chiamare Dio come garante dei propri peccati e crimini, di chiamarlo a giustificare l’omicidio, la strage, la riduzione in schiavitù, lo sfruttamento in ogni sua forma, l’oppressione e la persecuzione di persone e di intere popolazioni”, ha detto Francesco.

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