Olocausto: dibattito sulla legge che vieta di parlare di “campi di morte polacchi”. Di Segni (Comunità ebraiche italiane), “Presidente Duda non firmi”

“Signor Presidente di Polonia Andrzej Duda, l’Unione delle Comunità ebraiche italiane, le comunità ebraiche in Italia e gli ebrei italiani tutti si uniscono alle innumerevoli voci del mondo ebraico internazionale e di Israele nel chiederle di non firmare il provvedimento di legge sulle responsabilità connesse al periodo della Shoah recentemente approvato dal Parlamento polacco”. La presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni ha inviato nelle scorse ore, attraverso l’ambasciata polacca in Italia, al Presidente della repubblica polacca Andrzej Duda un messaggio in cui si chiede di non firmare la controversa legge sulle responsabilità connesse al periodo della Shoah. “Nessuno mette in dubbio che la Polonia abbia subito l’occupazione nazista e che sia stato il Terzo Reich a costruire e gestire i campi di morte e di scientifico sterminio sul suolo polacco in cui furono assassinati milioni di ebrei, migliaia e migliaia di detenuti politici, migliaia e migliaia di rom e sinti. Chi parla di lager polacchi – afferma il messaggio – compie un’evidente semplificazione che può essere corretta con l’educazione e con l’autorevolezza di chi scrive libri di testo, saggi e approfondimenti, carte geografiche e analisi, per scuole o per adulti qualsiasi”.
Ma “applicare sanzioni amministrative e penali, compresa la misura detentiva, come prevede la legge in questione, non risponde in alcun modo alla vera sfida che tutti affrontiamo ogni giorno: sapere, sapere con la mente e con il cuore, educare e responsabilizzare e non punire. Solo un percorso educativo – afferma Di Segni – può portare a conoscere la storia e quali siano le responsabilità dei carnefici durante la seconda guerra mondiale. Dei carnefici nazisti e dei loro collaboratori, anche fascisti italiani, anche collaboratori e gli indifferenti italiani e anche migliaia e migliaia di polacchi; dei carnefici nazisti e anche di chi invece si oppose e salvò molte vite – i non indifferenti, i Giusti italiani e le migliaia di giusti polacchi”. Ancora: “Abbiamo appena in questi giorni dedicato ore e approfondimenti a ricordare i sei milioni di ebrei e un’intera umanità svanita per l’odio. Odio che è stato attestato e formalizzato in precise norme di legge, emanate nel ’35 in Germania e poi nel ’38 in Italia. Leggi perfettamente approvate e democraticamente ineccepibili dal Parlamento ma leggi senza alcuna misura dell’umana esistenza e senza cuore. Proprio su questo oggi la Polonia si deve interrogare. Quali leggi vengono emanate? Quale educazione? Chi è chiamato a legiferare deve avere un cuore che ascolta la storia, deve avere una lucida comprensione del passato e del futuro che ne è sempre la conseguenza”.
Si tratterebbe di una “norma che spaventa perché favorisce la distorsione della storia invece che la sua difesa; perché accomuna i tanti polacchi che si sacrificarono per difendere gli ebrei o che furono direttamente vittime del nazifascismo a coloro che invece vigliaccamente si prestarono a servire la macchina di morte nazista. Oggi la vera sfida va oltre al Giorno della memoria e della Shoah appena passato. La versa sfida è quella di superare l’antisemitismo e l’odio razziale. Antisemitismo che è sempre esistito e ha radici antiche e che oggi riaffiora e viene manifestato sotto nuove forme, compresa questa del revisionismo storico. La Polonia non può concentrarsi solo sulla sua tragedia subita dal nazismo ma deve essere capace di raccontare un’intera storia – fatta di secoli e secoli di antisemitismo, di matrice anche religiosa. Una storia che non inizia il 1° settembre 1939 e non finisce nel 27 gennaio 1945, ma molto prima e ancora oggi”. La Polonia “è un grande Paese, con una grande storia, che ha conquistato con sofferenza ed eroismo la libertà di parola. Una legge come quella approvata il 31 gennaio scorso è un tradimento di questi valori”. Infine “le chiedo, signor Presidente, e con me lo chiedono gli oltre ottomila ebrei italiani sterminati in Polonia e negli altri campi nazisti, e tutti gli ebrei italiani che oggi possono ancora testimoniare, raccontare e tramandare quanto avvenuto, di non ripetere questo fatale errore”.

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