Baby gang: don Ciotti (Libera), “frutto di dispersione scolastica, domina retorica del boss”

“Ai giovani si nega il futuro e intanto si grida allo scandalo se da quel futuro negato nascono comportamenti antisociali e violenti”. Lo ha rilevato don Luigi Ciotti, presidente di Libera, l’associazione che ha organizzato a Roma la tre giorni di riflessione e confronto “Contromafiecorruzione” per fare il punto sulla lotta alla mafia e alla corruzione. “Le ‘baby gang’ sono anche il frutto della dispersione scolastica, della povertà diffusa, di un sistema di consumo che propone a ogni livello modelli di forza, di possesso, di supremazia”, ha osservato don Ciotti evidenziando che “domina la retorica del boss, del superuomo, del capobranco che comanda, non conosce limiti e tratta le donne come oggetti personali”. “Ben vengano allora le fiction sulla mafia, ma interroghiamoci sull’impatto che queste rappresentazioni crude e sinistramente affascinanti possono avere su menti suggestionabili e poco attrezzate”, ha aggiunto il presidente di Libera che senza invocare “nessuna censura” ha focalizzato l’attenzione sul ruolo dell’arte, del cinema, della letteratura, dello sport per “contrastare le mafie”.
Nel suo intervento, don Ciotti ha voluto rivolgere un pensiero a Giulio Regeni e “ad un ragazzo cresciuto in famiglia mafiosa che si è ribellato”. “Vogliamo dire a Francesco, che vive in provincia di Agrigento – ha scandito – che non lo lasciamo solo”. Ed infine ha espresso il suo grazie alla Conferenza episcopale italiana che, attraverso l’otto per mille, “senza bandiere, ha investito per accogliere donne e bambini”.

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