Ecumenismo: 70° Wcc. Arcivescovo di Canterbury: “Siamo uno con le nostre differenze e non molti che cercano di essere uno”

“Siamo uno con le nostre differenze e non molti che cercano di essere uno”. È questo il messaggio che l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, leader spirituale della Comunione anglicana, ha lanciato questo pomeriggio a Ginevra dove ha partecipato con una Lectio alla prima delle cerimonie che il Consiglio mondiale delle Chiese vivrà quest’anno in occasione del 70° anniversario dell’organismo ecumenico.
“Per anni abbiamo vissuto dietro frontiere che sono diventate parte del nostro paesaggio”, ha detto l’arcivescovo Welby. “In realtà abitiamo nella stessa casa ma viviamo in stanze separate, in vite separate e non facilmente riusciamo a parlare gli uni con gli altri. E a tutto ciò ci siamo abituati. Pensiamo che sia normale ma non è normale. È un fallimento. Abbiamo fallito soprattutto nell’aderire alla preghiera di Gesù”. D’altronde, “le frontiere ci danno sicurezza. Ci definiscono nella nostra identità, anche in senso negativo. Facciamo fatica a capire che lo Spirito di Dio soffia ugualmente negli altri”. La sfida oggi è capire “chi siamo come popolo di Dio”. Il focus della Chiesa è “il culto e la missione”, “la giustizia e la pace, pace in Dio, pace con gli altri, giustizia per i poveri e giustizia per i sofferenti. Ogni altra cosa al di fuori di questo è una decorazione della Chiesa, può essere una buona decorazione ma non è l’essenziale della Chiesa”, ha detto l’arcivescovo aggiungendo: “Siamo chiesa quando siamo insieme, siamo Chiesa, quando siamo aperti allo Spirito, siamo Chiesa quando siamo insieme”. Nella sua Lectio l’arcivescovo ha anche parlato di “primavere di ecumenismo” e di Papa Francesco: “Ha esortato i pastori ad avere l’odore delle pecore e alla Chiesa di uscire per andare a cercare non chi è rimasto ma chi si è perso”.

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