Rohingya: Iacomini (Unicef), “i bambini vivono un incubo”. Ritorno delle famiglie in Myanmar “solo se sicuro e volontario”

“I bambini Rohingya vivono un incubo da cui sembra impossibile uscire”: lo dichiara oggi Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia. “I nostri operatori in Bangladesh raccontano che migliaia di piccoli innocenti devono fare i conti con traumi di ogni tipo, causati dalle esperienze terribili vissute in Myanmar prima della fuga”, spiega. Sono circa 680.000 gli sfollati Rohingya che l’Unicef sta supportando insieme ai suoi partner: “Il 58% sono bambini e raccontano storie di una violenza inaudita”.  Il vicedirettore dell’Unicef Justin Forsyth, è di recente tornato da una visita ai campi sfollati supportati dall’Unicef in Bangladesh. “Ha raccontato di essere stato sommerso da un fiume di testimonianze agghiaccianti – continua Iacomini -. Un ragazzo di 11 anni gli ha mostrato l’immagine che ha disegnato quando è arrivato nel campo. Elicotteri che attaccavano il suo villaggio e molti morti. Uomini impiccati ad un albero perché avevano cercato di impedire che le loro mogli e le loro sorelle venissero violentate. Uno scenario da film dell’orrore”. “Non si tratta della fantasia dei bambini, sia chiaro  – precisa –. Due ragazze di 18 e 19 anni hanno raccontato ai nostri operatori di come i soldati siano arrivati nel loro villaggio chiedendo 40 ragazze da stuprare. Quando gli anziani si sono rifiutati, il villaggio è stato attaccato e bruciato: sono stati uccisi molti uomini e stuprate tutte le ragazze e le donne. Ben 13 bambini sono morti durante il viaggio per raggiungere il Bangladesh”. “Storie come queste non sono l’eccezione ma la norma – denuncia Iacomini -. Nessuno vuole ascoltarle. Parlando con i partner e con il nostro team di protezione dei minori, ci sono evidenze di violenze sessuali sistematiche su ragazze e donne e di bambini coinvolti in violenze di vario genere o perché le hanno subite o perché vi hanno assistito. Sono traumi che non si superano facilmente”. L’Unicef ribadisce che, nonostante l’accordo tra i governi del Bangladesh e del Myanmar per il rientro dei rifugiati, “non si può permettere che queste persone subiscano ulteriori violenze. Il ritorno di questi bambini con le loro famiglie deve essere volontario, sicuro, e dignitoso”.

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