Politica: mons. Turazzi (San Marino-Montefeltro), “disillusione, sfiducia e individualismo”. Ma “gettare la spugna non ha niente di evangelico”

Viviamo “giorni di accese polemiche e di febbrili dibattiti: l’Italia sta per darsi un nuovo parlamento”, “mentre si configurano alleanze i sondaggi oscillano” e “si teme l’astensionismo: grave segno di sfiducia”. Parte da queste considerazioni l’editoriale del vescovo di San Marino-Montefeltro, mons. Andrea Turazzi, pubblicato sul numero di febbraio del periodico “Montefeltro”. “Tra i cattolici l’impegno politico, in questo periodo, sembra non avere particolare credito”, osserva il vescovo, aggiungendo che “mentre negli anni Settanta tutto doveva essere ‘politico’, compresa la Chiesa, oggi il contesto generale è caratterizzato da disillusione, sfiducia e individualismo”. “Mi chiedo se non vi siano anche ragioni sottotraccia legate al modo di pensare dei cattolici”, prosegue mons. Turazzi, secondo cui “forse una delle ragioni del ‘sospetto’ è collegabile alla difficoltà di comprendere e saper vivere il conflitto. La politica divide – si dice -, mentre Dio vuole la concordia e l’unità. È un errore confondere conflitto con violenza”. Il vescovo nota poi che “una seconda ragione del ‘sospetto’ potrebbe essere la questione del potere. Si ritiene impossibile far politica senza trasgredire la morale”. “Sì, la Chiesa diffida del potere. Ha ragione: nel corso dei secoli vi è stata vicina”. “Ci vuole vigilanza. Non basta una risoluzione morale astratta e generica”, rileva Turazzi. “Chi non si lascia dominare dal potere sa cedere il posto ad altri, quando il tempo o l’opportunità lo richiedono. Credersi indispensabili è una vera tentazione”, sottolinea il vescovo che evidenzia come il potere “non ha origine nella persona che lo esercita, che è sempre e comunque a servizio”. “Gettare la spugna, scoraggiarsi, non voler esercitare nessun potere – ammonisce Turazzi – non ha niente di evangelico”. E richiamando il detto di Gesù “Siamo servi ‘senza un utile’”, conclude: “Ecco la politica come buona notizia: vedere, giudicare, agire con gratuità”.

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