Migranti: Oxfam, “in Libia un inferno senza fine, revocare l’accordo”

In Libia continuano gli orrori contro i migranti, come documentato oggi in un nuovo rapporto di Oxfam e Borderline Sicilia intitolato “Libia, inferno senza fine“, che riporta testimonianze di rapimenti, omicidi, stupri, lavori forzati. Le due organizzazioni umanitarie chiedono la revoca dell’accordo tra Italia e Libia siglato un anno fa, il 2 febbraio 2017, per impedire le partenze nel Mediterraneo e riportare indietro le persone, constatando che ciò nonostante le morti in mare non sono diminuite a sufficienza: “Oggi la rotta si conferma la più pericolosa al mondo con il 2,38% di vittime nel 2017 (sul numero totale degli sbarchi) a fronte del 2,52% del 2016. E anche il 2018 non è iniziato bene con 185 morti, pari al 5,1%. Neanche sul fronte del contrasto ai trafficanti sembra si siano compiuti passi decisivi: in molte zone costiere della Libia le partenze continuano come se nulla fosse successo”. Secondo le due organizzazioni, “tale accordo non rispetta i diritti umani né è conforme al diritto internazionale. Inoltre la Libia non ha mai firmato la convenzione sui rifugiati del 1951 che protegge le persone in fuga da guerra e persecuzioni”. “Il numero relativo al calo degli arrivi in Italia, celebrato come un successo politico – afferma Paola Ottaviano, di Borderline Sicilia -, equivale al numero di persone riportate all’interno degli stessi centri da cui fuggivano dopo aver subito gravissime violazioni dei diritti umani”. Le organizzazioni considerano tutti i tentativi dell’Unione Africana, dell’Ue e dell’Onu per liberare i migranti dai centri di detenzione libici “lodevoli, ma insufficienti, perché non riguardano la maggioranza delle persone intrappolate in Libia. Le autorità del Paese riconoscono infatti dignità di protezione internazionale solo a poche nazionalità”. Secondo Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia, “serve un nuovo accordo da siglare solo quando il quadro normativo libico sia in grado di garantire la protezione dei rifugiati e dei migranti vulnerabili. Invece di impedire le partenze dalla Libia, l’Ue deve trovare una strada per liberare tutti coloro che sono detenuti, a prescindere dalla nazionalità”. L’Onu stima che in Libia 1,3 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, tra libici sfollati e migranti. Secondo diverse organizzazioni umanitarie l’84% ha subito trattamenti disumani, violenze e torture in Libia.

 

 

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