Cina: La Civiltà Cattolica, “non ridurre il cattolicesimo cinese a due categorie”

“Ridurre il cattolicesimo cinese a due categorie – la Chiesa ‘patriottica’ e quella ‘clandestina’ – è un approccio che dà troppo peso al Partito comunista cinese e non riflette seriamente sulla realtà della Chiesa in Cina”. A farlo notare sono Thierry Meynard e Michel Chambon, che sull’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica” propongono alcune “vie per l’aggiornamento” della Chiesa cattolica cinese, il cui sviluppo “è tuttora sottoposto a ogni sorta di difficoltà, che la costringono ad adattare la propria struttura e ad elaborare nuove risposte”. “Se vogliamo davvero riflettere meglio sul cristianesimo in Cina – la proposta – dobbiamo guardare a tutto il cristianesimo e a come esso oggi si sviluppa in questa nazione”. Nell’articolo gli autori prendono in esame, in particolare, il protestantesimo cinese contemporaneo, non per presentarlo come “modello” o “soluzione miracolosa”, ma per “esaminare la realtà concreta e diversificata del cristianesimo in Cina” e “interrogarci a partire da essa”. “A svolgere un ruolo importante nel modo in cui i cristiani cinesi si organizzano c’è una varietà di preferenze teologiche, di vincoli economici e di particolarità regionali”, fanno notare gli scrittori: “E questo è vero anche per i cattolici. Alcuni cattolici ‘clandestini’ rimangano tali più a causa di tensioni etniche e xenofobe che politiche. Dire che tutto è politica è un’affermazione semplicistica. Le migrazioni economiche, le tensioni teologiche, l’eredità storica e il particolarismo regionale sono ulteriori fattori che spesso spiegano le divisioni all’interno del cattolicesimo cinese”. “Mentre mettiamo in risalto la diversità protestante, dovremmo anche riconoscere l’enorme varietà dei cattolici cinesi, delle spiritualità e delle teologie cattoliche cinesi, delle reti e delle istituzioni cattoliche in Cina”, osservano gli autori, secondo i quali “la realtà pratica della Chiesa cattolica cinese è lungi dall’essere omogenea e uniforme. Le tradizioni regionali, le reti commerciali, la pluralità teologica, le rivalità clericali, gli influssi competitivi a livello internazionale e la diversità etnica nazionale sono alcuni dei fattori che rendono variegato e dinamico il cattolicesimo cinese del XXI secolo. Affrontare la diversità può essere una grande sfida; perciò si è tentati di riportare tutto su un unico piano: politico, teologico o economico”.
“Trattando della Chiesa cattolica cinese, non abbiamo sviluppato abbastanza la riflessione sulla sua unità nella diversità”, il monito: “Se non affrontiamo seriamente la sua diversità, le nostre preoccupazioni e i nostri discorsi sulla sua unità sono superficiali e semplicistici. Discostandoci dalle rivendicazioni ideologiche e dai discorsi strategici, dobbiamo riconsiderare se questa diversità sia o non sia una minaccia per l’identità e l’unità cattolica. La storia della Chiesa ha già dimostrato che non lo è. Permettere a forme alternative ecclesiali di sopravvivere e incoraggiare alcuni movimenti marginali a condividere il loro carisma possono essere, nel lungo periodo, una benedizione per la Chiesa intera”. Di qui la necessità di aprire “le nostre finestre” su “questo mondo che cambia”, e per il quale l’aggiornamento richiesto dal Concilio “è ben lungi dall’essere pienamente realizzato”.

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