Sanità: Bellantone (Univ. Cattolica), “curare la persona e non la malattia in un sistema circolare”

“Nessuna scienza può dare la felicità, che è invece il fine ultimo del nostro operato”. Lo ha sottolineato Rocco Bellantone, preside della facoltà di medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, per il quale “le istituzioni cattoliche che si occupano di medicina devono avere la missione di curare la persona e non la sua malattia, e per questo bisogna creare un percorso per cui l’indifferenza venga abolita”. Intervenendo all’incontro a più voci sul tema “Curare con il cuore. Riflessioni sulla ri-umaninizzazione delle cure”, organizzato oggi al Policlinico Universitario Agostino Gemelli e moderato dal giornalista Giovanni Minoli, Bellantone ha fatto riferimento al “paradosso dei corsi di laurea europei, molto tecnicisti e con poco umanesimo”. “Man mano che la medicina si è settorializzata, il paziente lo abbiamo messo in fila, mentre è necessario fare cerchio”, ha osservato Bellantone. “Se si perde la stella polare della centralità del paziente, si sbaglia”, ha confermato Filippo Crea, direttore del dipartimento di scienze cardiovascolari e toraciche del Gemelli, che ha messo in guardia dalla tentazione di affidare tutto alle macchine. “Questo non consente l’empatia ed è fuorviante, perché prima occorre formulare un’ipotesi diagnostica”, ha rilevato Crea che ha indicato nella “comunicazione” la “chiave migliore per la medicina difensiva”. “I problemi medico-legali – ha detto – subentrano quando manca la comunicazione con il paziente e con i familiari”.

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