Diritti umani: Mijatovic (CdE), “attivisti sempre più a rischio”. Le responsabilità dei politici, ostacoli alle Ong

Dunja Mijatovic, Commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa

(Strasburgo) “Nonostante una dichiarazione internazionale e le norme chiare che proteggono il lavoro dei difensori dei diritti umani, vi è ancora un enorme divario tra i principi e la realtà”: lo afferma Dunja Mijatovic, Commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, in vista della Giornata mondiale dei diritti umani che si celebra in tutto il mondo il 10 dicembre. Tale ricorrenza assume un valore particolare quest’anno: ricorda infatti la proclamazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 10 dicembre 1948, settant’anni fa, della Dichiarazione universale dei diritti umani. “Noto un inquietante passo indietro per quanto riguarda la protezione dei difensori dei diritti umani – afferma Mijatovic – e la loro capacità di esercitare il proprio lavoro in un crescente numero di Paesi europei. Essi devono fronteggiare diverse forme di ritorsioni, tra cui: accanimento giudiziario, azioni penali, privazioni della libertà, controlli e sorveglianza abusivi, campagne diffamatorie, minacce e intimidazioni”. Alcuni “sono stati vittime di aggressioni fisiche, maltrattamenti, sequestri o sono stati perfino uccisi. Attivisti che difendono i diritti dei migranti, delle persone lgbti o delle donne, sono sempre più spesso presi di mira da attori statali o non statali. Legislazioni restrittive e affermazioni aggressive nei discorsi politici rendono il lavoro delle Ong che operano per il rispetto dei diritti umani sempre più difficile e pericoloso”.

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