150° Azione cattolica: Formigoni (Iulm), “scelta religiosa” e inserimento nella dinamica conciliare

La “scelta religiosa” operata dall’Azione cattolica italiana nel post Concilio e con il nuovo Statuto approvato durante la presidenza di Vittorio Bachelet è da leggersi nella doppia chiave del “ridimensionamento” e della “rinascita” associativa. La scelta religiosa non era “guidata dal distacco e dalla critica nei confronti della politica”; semmai la sensibilità della nuova dirigenza montiniana (Bachelet e don Costa) guidò un cammino di “persuaso inserimento nella dinamica conciliare”, con la coscienza che essa e i conseguenti stimoli provenienti dal disegno di recezione del Concilio di Papa Montini “richiedevano un adeguamento della lunga tradizione associativa, non senza vere e proprie svolte rispetto al passato”. Lo ha affermato Guido Formigoni, storico dell’Università Iulm di Milano, nella sua relazione sul tema “L’Azione cattolica italiana, la politica e lo Stato” che ha introdotto la prima sessione del convegno promosso dall’Isacem (Istituto per la storia dell’Ac e del movimento cattolico in Italia Paolo VI) a Roma. Il convegno, dal titolo “L’Azione cattolica italiana nella storia del Paese e della Chiesa (1868-2018)”, in programma il 6-7 dicembre, si svolge presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica. “Tale impostazione continuava – secondo il relatore – a ritenere il ruolo religioso e formativo dell’Ac come capace di comprendere anche un’attenzione critica alla vicenda civile e un’attitudine a formare coscienze che si impegnassero alla costruzione di percorsi nella società e nella politica”.

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