Volontari: sono il 10% della popolazione italiana. Ancora pochi giovani

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Il numero dei volontari in Italia non è da primato se è vero che sono circa il 10% della popolazione italiana”. Lo ha detto Stefano Tabò, presidente di CSVnet, la rete dei Centri di servizio al volontariato, durante il convegno “Quando le persone fanno la differenza. Il volontariato che tiene unite le comunità” organizzato oggi a Roma da Forum terzo settore, Caritas e CSVnet in occasione della Giornata internazionale del volontariato che si celebra il 5 dicembre. “Il volontariato è collocato alla base della convivenza sociale e ha a che fare con il modello di cittadinanza che vogliamo perseguire”, ha affermato: “Se il volontariato è cambiamento deve stare in strada, dove la temperatura è calda”. Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del terzo settore, ha esposto una serie di sfide per il rilancio di “una nuova stagione di impegno civico e organizzato”: “coesione sociale, partecipazione, democrazia, innovazione sociale, innovazione istituzionale, economie sostenibili”. Riccardo Guidi, ricercatore all’Università di Pisa ha poi elencato i cambiamenti e le tensioni che percorrono oggi un tipo di volontariato “ibridato di compromesso, poco puro”. “A livello internazionale – ha precisato – il numero di volontari attivi in Italia è sempre in fondo alle classifiche. Non è un caso che siamo anche uno dei Paesi con meno laureati in Europa. Si sa che il volontariato cresce laddove il capitale culturale è medio-alto”. Sullo scarso coinvolgimento dei giovani ha risposto Maria Cristina Pisani, portavoce del Forum nazionale giovani: “C’è piuttosto una scarsa comunicazione su cosa succede intorno a loro”. Questo fa sì che il tasso di giovani che svolgono attività di volontariato “sia basso, intorno al 10-12%, perché i processi si sviluppano in età adulta e sono ancora pochi quelli con alti titoli di studio. Un deficit su cui dobbiamo lavorare”. Le stime sui numeri del volontari in Italia sono diverse a seconda del tipo di impegno, se continuativo o episodico. Al momento si calcolano circa 5 milioni e mezzo di persone.

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