Bolivia: vescovi su ricandidatura Morales consentita dal Tribunale elettorale, “messe in dubbio basi della democrazia”

Una riaffermazione della “difesa dei principi democratici fondamentali e della volontà popolare espressa nel referendum del febbraio 2016”. Così la segreteria generale della Conferenza episcopale boliviana ha preso poco fa posizione, con un comunicato letto dal segretario generale, mons. Aurelio Pesoa, sulla sentenza attraverso la quale ieri il Tribunale supremo elettorale (Tse) ha confermato la possibilità, per il presidente Evo Morales, di presentarsi alle elezioni primarie del prossimo gennaio e, di conseguenza, alle presidenziali dell’ottobre 2019. Questo nonostante il compimento dei due mandati dopo l’approvazione della nuova Costituzione e la bocciatura dell’estensione di un ulteriore mandato, nel referendum del 2016. Il Tribunale elettorale si è così “accodato” alla sentenza della Corte Costituzionale, che lo scorso anno aveva di fatto ignorato l’esito del referendum, dando il via libera a Morales per la ricandidatura.
La Chiesa boliviana, negli ultimi mesi si è sempre pronunciata in modo critico su questa ipotesi. E ora ribadisce: “Con questa risoluzione il Tse ha agito come potere autonomo, mettendo in dubbio le basi della democrazia e aprendo un tempo incerto per i boliviani”. La Conferenza episcopale, al tempo stesso, chiede che le manifestazioni di protesta previste per i prossimi giorni “si svolgano in modo pacifico, senza scontri, delegittimazioni e gesti di violenza”.

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