Marcia nazionale pace: mons. Caiazzo (Matera), “scrolliamoci di dosso pessimismo e vittimismo” per costruire “bene comune”

“Pace al mondo della politica e ai Paesi in guerra”: con questi due auspici è iniziata, stasera, l’omelia di mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, durante la celebrazione eucaristica di introduzione alla Marcia nazionale della Pace, nella parrocchia dell’Immacolata. La partenza della Marcia è prevista per le ore 20 dalla stessa parrocchia. “Quante volte ci capita di vedere e sentire nelle diverse sedi istituzionali (nazionali, europee, del mondo intero) insulti, litigi, violenza fisica e verbale?”, ha domandato il presule, per il quale “si avverte il bisogno di un rinnovamento che metta al centro dei diversi schieramenti un umanesimo che significa rispetto, dialogo sincero e positivo”. Infatti, “Una politica litigiosa diventa sterile e non serve l’uomo”.
Sul fronte delle guerre, mons. Caiazzo ha osservato: “Un’umanità che calpesta ogni forma di diritto e che risponde alle ingiustizie subite con fame e sete di sangue è bestiale. E’ in atto un silenzio assordante. Ci sono tante aeree nel mondo che sono completamente dimenticate. La concentrazione è solo su alcuni focolai accesi e alimentati, a volte, anche da una informazione superficiale”.
Da Matera, “una città che ha avuto la forza di rialzarsi sempre, di reagire con forza e decisione a forme di devastazioni, di ingiustizie, di vergogna” e che “ha vinto una grande sfida nell’essere stata proclamata Città europea della cultura 2019”, ha proseguito l’arcivescovo, “parte un forte annuncio per l’umanità intera: il desiderio di pace per tutti. Pace con se stessi, con gli altri, con i popoli bisognosi di essere supportati a risalire la china della legalità e della convivenza umana. Pace con i popoli, costruendo ponti di solidarietà e abbattendo i muri della divisione e dello scandalo, spalancando i porti del cuore per dilatare gli spazi dell’amore”.
Matera è città “Madre”, “capace di accogliere i figli, non solo turisti”, “ma anche e soprattutto” di “tutti i popoli: nella loro diversità, vera ricchezza”, e invita a fare “pace” con “la casa comune, la terra, che ha bisogno di essere amata, rispettata, bonificata e non sfruttata”. Matera è anche città “Madre”, che “dialoga, si confronta, fa cultura aprendo i suoi scrigni pieni di uomini colti, di pensiero attuale, di proposte di vita”.
“Da Matera, dal Sud dell’Italia, spesso mortificato a causa della malavita organizzata, parte un forte annuncio – ha concluso il presule -: vogliamo costruire la pace, seminandola, coltivandola, godendola in uno scambio di relazioni umane, scrollandoci di dosso il pessimismo, il vittimismo e il piangersi addosso, che abbia come unico obiettivo: il bene comune”.

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