Vescovi America Centrale: messaggio su giovani, Nicaragua e migranti a conclusione dell’incontro del Sedac

E’ in prevalenza dedicato ai grandi temi d’attualità (giovani e l’imminente Gmg di Panama, la situazione del Nicaragua, la carovana dei migranti) il messaggio diffuso dai Vescovi dell’America centrale, che si sono incontrati la scorsa settimana nell’ambito del Sedac (il Segretariato episcopale dell’America centrale), a Valle de Angeles, in Honduras. Nella nota, firmata dal presidente del Sedac, mons. José Luis Escobar, arcivescovo di San Salvador, si segnala che quello dei giovani è stato il tema centrale dell’assemblea, in sintonia con il recente Sinodo e con l’imminente Giornata mondiale della gioventù, che per la prima volta si terrà in un Paese dell’America centrale. I giovani, scrivono i vescovi, “sono una parte consistente della nostra popolazione e affrontano sfide come l’impatto del cambiamento tecnologico nella comunicazione, le migrazioni forzate, la carenza di opportunità per lo sviluppo personale, l’imposizione dell’ideologia di genere, lo scoraggiamento e le conseguenze prodotte dalla forte corruzione, estesa al tessuto sociale. Il futuro è incerto e genera debolezza, smarrimento, insicurezza e solitudine”.
Il documento auspica un maggior protagonismo dei giovani in ambito politico, nel contesto di una situazione caratterizzata, in America centrale, da “istituzioni deboli” e dall’urgenza di un rafforzamento della democrazia. Da qui “la necessità urgente di una formazione politica di cristiani che agiscano per cambiare la realtà basandosi sui valori del Vangelo”.
Solidarietà viene espressa “ai fratelli vescovi del Nicaragua e a tutti i loro fedeli. Ci uniamo all’ansia di pace, giustizia, libertà e dialogo sincero di questo Paese fratello, auspicando il cammino verso la democrazia. Condanniamo ogni tipo di violenza contro i vescovi e ogni persona”.
Di fronte alla migrazione massiccia sfociata nella carovana dei migranti centroamericani giunti al confine con gli Stati Uniti, i vescovi fanno notare che si tratta di una “migrazione forzata” e ringraziano per la solidarietà mostrata in questo cammino da tante comunità”.

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