Papa Francesco: Angelus, non “paganizzare” il Natale, non è “festa mondana” o “consumismo”

“Pregare, attendere Gesù, aprirsi agli altri, essere svegli, non chiusi in noi stessi”. Ma “se noi pensiamo al Natale in un clima di consumismo, di vedere cosa posso comprare per fare questo e quest’altro, di festa mondana, Gesù passerà e non lo troveremo”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, durante l’Angelus di ieri, pronunciato dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano davanti a 20mila persone presenti in Piazza San Pietro. “Pregare, attendere Gesù, aprirsi agli altri, essere svegli, non chiusi in se stessi”: così Francesco ha sintetizzato il senso dell’Avvento, mettendo in guardia “dal lasciarci opprimere da uno stile di vita egocentrico o dai ritmi convulsi delle giornate”. “Stare svegli e pregare: ecco come vivere questo tempo da oggi fino a Natale”, il consiglio del Papa, che ha spiegato che “il sonno interiore nasce dal girare sempre attorno a noi stessi e dal restare bloccati nel chiuso della propria vita coi suoi problemi, le sue gioie e i suoi dolori, ma sempre girare intorno a noi stessi. E questo stanca, questo annoia, questo chiude alla speranza. Si trova qui la radice del torpore e della pigrizia di cui parla il Vangelo”. “L’Avvento ci invita a un impegno di vigilanza guardando fuori da noi stessi, allargando la mente e il cuore per aprirci alle necessità della gente, dei fratelli, e al desiderio di un mondo nuovo”, ha affermato Francesco: “È il desiderio di tanti popoli martoriati dalla fame, dall’ingiustizia, dalla guerra; è il desiderio dei poveri, dei deboli, degli abbandonati. Questo tempo è opportuno per aprire il nostro cuore, per farci domande concrete su come e per chi spendiamo la nostra vita”.

foto SIR/Marco Calvarese

Il Papa ha sottolineato l’importanza della preghiera per “vivere bene il tempo dell’attesa del Signore”: “Noi attendiamo Gesù e lo vogliamo attendere nella preghiera, che è strettamente legata alla vigilanza. Ma qual è l’orizzonte della nostra attesa orante? Ce lo indicano nella Bibbia soprattutto le voci dei profeti. Oggi è quella di Geremia, che parla al popolo duramente provato dall’esilio e che rischia di smarrire la propria identità. Anche noi cristiani, che pure siamo popolo di Dio, rischiamo di mondanizzarci e di perdere la nostra identità, anzi, di ‘paganizzare’ lo stile cristiano. Perciò abbiamo bisogno della Parola di Dio”. Francesco ha quindi concluso con un’invocazione alla “Vergine Maria, che ci porta Gesù, donna dell’attesa e della preghiera”: “Ci aiuti a rafforzare la nostra speranza nelle promesse del suo Figlio Gesù, per farci sperimentare che, attraverso il travaglio della storia, Dio resta sempre fedele e si serve anche degli errori umani per manifestare la sua misericordia”.

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