70° Dichiarazione diritti dell’uomo: mons. Paglia (Pav), “per il Papa vanno interpretati nella prospettiva dei più svantaggiati ed emarginati”

“Essere un fine e non un mezzo è ciò che rende inestimabile, ossia non misurabile in termini di prezzo, la persona umana. Tale dignità intrinseca non è quindi né graduabile, né divisibile, per tutti uguale, fondamento del rispetto verso ogni altro”. Lo ha detto mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, intervenuto oggi al Palazzo delle Nazioni, a Ginevra, in un convegno a 70 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’umani. Tracciando l’evoluzione della posizione della Chiesa nei confronti dei diritti umani, da Leone XIII a Francesco, l’arcivescovo ha sottolineato come quest’ultimo “ha ripreso il tema, allargando l’orizzonte anche al ‘diritto dell’ambiente’ e collocando l’interpretazione dei diritti umani in una chiara prospettiva evangelica”. “Il Papa indica che i diritti umani vanno interpretati nella prospettiva di coloro che sono più svantaggiati ed emarginati”, ha aggiunto. Poi, mons. Paglia ha indicato il compito del cristiano, “chiamato a offrire alla cultura contemporanea un senso alto della dignità della persona umana aldilà dei beni o della salute oppure di quanto l’individuo può apportare a sé o alla società”. Una condizione che “fonda la radicale uguaglianza, anzi la fraternità che rifiuta qualsiasi tipo di discriminazione”. “Purtroppo – ha notato l’arcivescovo – non sempre il nostro agire è all’altezza di questo originario e ineliminabile dono di Dio. La confessione delle nostre inadempienze, che esprime la consapevolezza di non rispondere sempre all’attestazione di tale dignità filiale, fa parte della testimonianza che dobbiamo rendere al suo dono”.

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