Natale: mons. Boccardo (Spoleto), “non rimanere insensibili di fronte a quanti sono lasciati per strada senza nessuna prospettiva di futuro”

“Noi cristiani – noi che celebriamo il Natale – siamo essenzialmente un ‘popolo che ricorda’; un popolo che però vive in mezzo a un’umanità smemorata. Smemorata perché è tutta presa e quasi ossessionata dalla preponderanza di ciò che è attuale, quindi effimero e senza un consistente futuro”. Lo ha detto l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, mons. Renato Boccardo, nell’omelia della messa di Natale che ha celebrato nella cattedrale di Spoleto. “Noi che celebriamo il Natale riceviamo contestualmente l’impegnativa missione di preservare i nostri contemporanei – con la nostra testimonianza, il nostro annuncio, la nostra gioia – dalla sventura della dimenticanza”, ha aggiunto il presule. Sottolineando che “questa ‘dimenticanza’ sembra condurre il nostro mondo verso un desolante deserto di umanità”, l’arcivescovo ha rivolto un pensiero alle persone “maltrattate da mercanti di carne umana senza scrupoli e da leggi discutibili varate di recente”, senza dimenticare “l’odissea del piccolo Sam, che solo qualche giorno fa ha avuto per culla un barcone ed è stato finalmente accolto a Malta, perché per lui e la sua mamma in Italia non c’era posto”. “Come discepoli di Gesù, non possiamo rimanere insensibili di fronte a quanti sono abbandonati e lasciati per strada senza nessuna prospettiva di futuro. Anche l’Onu si è rivolta agli Stati membri dell’Unione europea per chiedere di ‘riconsiderare i costi umani delle loro politiche e dei loro sforzi per arginare la migrazione verso l’Europa’. Perché il ritorno a una sovranità nazionale incontrastata non è certamente la risposta ai problemi del nostro tempo”. Quindi, mons. Boccardo ha affermato che “tirarsi fuori dal consesso internazionale e rinunciare a elaborare soluzioni condivise” non è una “via di uscita praticabile di fronte alle gravi sfide generate con insistenza dalla situazione mondiale”. “Non possiamo lasciare – ha concluso l’arcivescovo – che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determinino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e rifiuto”.

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