Papa Francesco: alla Curia Romana, tra le “gioie” il Sinodo sui giovani e la riforma. Grazie ai parroci, “tutti i peccati, le cadute e il male commesso da alcuni figli della Chiesa non potranno mai oscurare la bellezza” della Chiesa

(Foto Vatican Media/SIR)

Le “gioie” sono state “numerose” quest’anno per la Chiesa. Lo ha detto il Papa, che nel discorso alla Curia per gli auguri di Natale ha citato “la buona riuscita del Sinodo dedicato ai giovani” e “i passi finora compiuti nella riforma della Curia: ad esempio i lavori di chiarimento e di trasparenza nell’economia; i lodevoli sforzi compiuti dall’Ufficio del revisore generale e dall’Autorità di informazione finanziaria; i buoni risultati raggiunti dall’Istituto per le Opere di religione; la nuova Legge dello Stato della Città del Vaticano; il Decreto sul lavoro in Vaticano, e tante altre realizzazioni meno visibili”. Poi Francesco ha ricordato i nuovi beati e santi, “pietre preziose” della Chiesa, tra i quali “è doveroso menzionare i diciannove martiri d’Algeria”. Senza contare la “santità della porta accanto”, “l’alto numero di fedeli che ogni anno, ricevendo il Battesimo, rinnovano la giovinezza della Chiesa, quale madre sempre feconda, e i numerosissimi figli che rientrano a casa e riabbracciano la fede e la vita cristiana; le famiglie e i genitori che vivono seriamente la fede e la trasmettono quotidianamente ai propri figli attraverso la letizia del loro amore; la testimonianza di tanti giovani che scelgono coraggiosamente la vita consacrata e il sacerdozio”. “Un vero motivo di gioia è anche il grande numero di consacrati e consacrate, vescovi e sacerdoti, che vivono quotidianamente la loro vocazione in fedeltà, silenzio, santità e abnegazione”, ha sottolineato il Papa: “Sono persone che illuminano il buio dell’umanità, con la loro testimonianza di fede, di amore e di carità. Persone che lavorano pazientemente, per amore a Cristo e al suo Vangelo, a favore dei poveri, degli oppressi e degli ultimi, senza cercare di mettersi sulle prime pagine dei giornali o di occupare i primi posti. Persone che, lasciando tutto e offrendo la loro vita, portano la luce della fede dove Cristo è abbandonato, assetato, affamato, carcerato e nudo”. “Penso particolarmente ai numerosi parroci che offrono ogni giorno buon esempio al popolo di Dio, sacerdoti vicini alle famiglie, conoscono i nomi di tutti e vivono la loro vita in semplicità, fede, zelo, santità e carità”, l’omaggio di Francesco: “Persone dimenticate dai mass media ma senza le quali regnerebbe il buio”. “La forza di qualsiasi istituzione non risiede nell’essere composta da uomini perfetti – ha ribadito il Papa – ma nella sua volontà di purificarsi continuamente; nella sua capacità di riconoscere umilmente gli errori e correggerli; nella sua abilità di rialzarsi dalle cadute; nel vedere la luce del Natale che parte dalla mangiatoia di Betlemme, percorre la storia e arriva fino alla Parusia”. “Il Natale è la festa del Dio grande che si fa piccolo e nella sua piccolezza non smette di essere grande”, ha ricordato Francesco, secondo il quale “in questa dialettica c’è la tenerezza di Do, quella parola che la mondanità sempre cerca di togliere dal dizionario”. “Il Natale ci dona ogni anno la certezza che la luce di Dio continuerà a brillare nonostante la nostra miseria umana; la certezza che la Chiesa uscirà da queste tribolazioni, ancora più bella e purificata e splendida”, ha garantito il Papa: “Perché tutti i peccati, le cadute e il male commesso da alcuni figli della Chiesa non potranno mai oscurare la bellezza del suo volto, anzi, danno perfino la prova certa che la sua forza non sta in noi, ma sta soprattutto in Cristo Gesù, Salvatore del mondo e Luce dell’universo, che la ama e ha dato la sua vita per lei. Il Natale dà la prova che i gravi mali commessi da taluni non potranno mai offuscare tutto il bene che la Chiesa compie gratuitamente nel mondo. Il Natale dà la certezza che la vera forza della Chiesa e del nostro lavoro giornaliero, tante volte nascosto, sta nello Spirito Santo che la guida e la protegge attraverso i secoli, trasformando perfino i peccati in occasioni di perdono, le cadute in occasioni di rinnovamento, il male in occasione di purificazione e vittoria”.

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