Papa Francesco: alla Curia Romana, no a “infedeltà” di “coloro che si nascondono dietro buone intenzioni per pugnalare i loro fratelli e seminare zizzania”. “Anche Satana si maschera da angelo della luce”

(Foto Vatican Media/SIR)

L’infedeltà. È la seconda “afflizione”, dopo la piaga degli abusi, di cui ha parlato il Papa nel suo discorso odierno alla Curia Romana. Il Papa ha stigmatizzato, nel dettaglio, l’infedeltà “di coloro che tradiscono la loro vocazione, il loro giuramento, la loro missione, la loro consacrazione a Dio e alla Chiesa; coloro che si nascondono dietro buone intenzioni per pugnalare i loro fratelli e seminare zizzania, divisione e sconcerto; persone che trovano sempre giustificazioni, perfino logiche e spirituali, per continuare a percorrere indisturbati la strada della perdizione”. “Questa non è una novità nella storia della Chiesa”, ha precisato Francesco citando sant’Agostino, che parlando del buon grano e della zizzania, afferma: “Credete forse, fratelli miei, che la zizzania non possa salire fino alle cattedre episcopali? Credete forse che essa sia solo nei ceti inferiori e non in quelli superiori? Volesse il cielo che noi non fossimo zizzania! Anche sulle cattedre episcopali c’è il frumento e c’è la zizzania; e tra le varie comunità di fedeli c’è il frumento e c’è la zizzania”. “La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”, il proverbio menzionato dal Papa, secondo il quale “il Tentatore, il Grande Accusatore, è colui che divide, semina discordia, insinua inimicizia, persuade i figli e li porta a dubitare”. “In realtà, dietro questi seminatori di zizzania si trovano quasi sempre le trenta monete d’argento”, l’analisi di Francesco: “Ecco allora che la figura di Davide ci porta a quella di Giuda Iscariota, un altro scelto dal Signore che vende e consegna alla morte il suo maestro”. “Davide peccatore e Giuda Iscariota saranno sempre presenti nella Chiesa – la tesi del Papa – in quanto rappresentano la debolezza, che fa parte del nostro essere umano. Sono icone dei peccati e dei crimini compiuti da persone elette e consacrate. Uniti nella gravità del peccato, si distinguono tuttavia nella conversione. Davide si pentì affidandosi alla misericordia di Dio, mentre Giuda si suicidò”. “Tutti noi, per far risplendere la luce di Cristo – l’invito di Francesco – abbiamo il dovere di combattere ogni corruzione spirituale, che è peggiore della caduta di un peccatore, perché si tratta di una cecità comoda e autosufficiente dove alla fine tutto sembra lecito: l’inganno, la calunnia, l’egoismo e tante sottili forme di autoreferenzialità, poiché anche Satana si maschera da angelo della luce”.

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