Decreto sicurezza: diocesi Treviso, “costruzione coesione sociale in cui l’uso della forza ha uno spazio ben delimitato”

“Una società dove la sicurezza è affidata solo alla forza, dove aumenta la conflittualità sociale, è davvero una società più sicura?”. A porre la domanda sono i cinque uffici diocesani dell’Area prossimità della diocesi di Treviso. Gli uffici Caritas, Migrantes, pastorale sociale e del lavoro, centro missionario e pastorale della salute, hanno redatto un documento congiunto, nel quale sollevano una serie di forti perplessità sul decreto sicurezza, che è stato convertito in legge. “Ci si chiede se tali provvedimenti realmente assicurino maggior sicurezza – scrivono -, a fronte dell’aumento di irregolari che si avrà come conseguenza diretta dell’abolizione del permesso per motivi umanitari e del ridotto numero di rimpatri effettivamente possibili con le cifre stanziate”. Gli uffici diocesani di Treviso si interrogano, inoltre, “se sia vera sicurezza quella che si basa soprattutto sull’uso della forza, favorendo un clima che legittima un’aggressività sempre più spinta”. L’auspicio è che per una sicurezza davvero efficace, si investa “nella costruzione di una coesione sociale e di un bene comune inclusivi, nella quale l’uso della forza ha uno spazio ben delimitato, secondo lo spirito della nostra Costituzione”. A Natale – prosegue il documento – “celebreremo la ‘sicurezza’ di un Dio che continua a ‘farsi prossimo’” ad ogni uomo e donna sulla terra, a partire dai più disgraziati, e così facendo offre vie di salvezza. E ci si chiede: Siamo proprio certi che il tipo di ‘sicurezza’ che sta prendendo piede in Italia sia compatibile con il Vangelo?”. Il documento si chiude ponendo alcune domande ai cristiani: chi ha avuto paura di quel bambino nato in una stalla ha promosso stragi di innocenti (Erode), e alla fine l’ha eliminato in nome della sicurezza dei propri privilegi (i grandi sacerdoti e gli anziani) e dell’ordine pubblico (Pilato). “Chi siamo disposti a ‘sacrificare’ noi, credendo di ritrovarci più ‘sicuri’ domani? Ma siamo davvero sicuri che saremmo più sicuri?”.

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